perché il semplice saperlo è un seme; se il terreno è pronto una verità che lo incontra vi si annida e inizia a germogliare

Nel nome del Signore, Dio d’Israel, sia Michael alla mia destra, Gabriel alla mia sinistra, dinanzi a me Uriel, dietro a me Raphael.

E sopra la mia testa la divina presenza di Dio. (preghiera ebraica)

lunedì 27 giugno 2011

Pahaliah, angelo 20, dei nati fra il 27 giugno e il 1° luglio

Pahaliah, o Pealiyah, è il ventesimo Soffio e il quarto raggio angelico nel Coro saturnino degli Angeli Troni, nel quale amministra le energie di Marte. Il suo elemento è l'Acqua; ha domicilio Zodiacale dal 5° al 10° del Cancro ed è l'Angelo Custode dei nati dal 27 al 1° luglio. I sei Angeli Custodi del Cancro, collettivamente, suscitano nei loro nati un profondo amore per la famiglia, senso del focolare domestico e di appartenenza alla terra natale. Amore voluttuoso ma anche sorretto da senso della fedeltà; senso della conservazione, della stabilità e del risparmio.
Il nome di Pahaliah significa “Dio redentore”
Il dono dispensato da Pahaliah è la REDENZIONE.  
Dice Haziel che Pahaliah "restringe" le possibilità d'iniziativa dell'individuo, portando i suoi obiettivi a limiti precisi e di pronta realizzazione, con lo scopo di infondere estremo vigore ai suoi progetti, proprio restringendone l'orizzonte. La volontà della persona sarà così tenacemente concentrata e non conoscerà cedimenti. Questo angelo è preposto a ristabilire la Legge Cosmica dando il massimo aiuto agli individui nella lotta contro i nemici dell'Ordine Universale: anche nella lotta contro le loro stesse pulsioni. In qualunque circostanza e livello si trovi la persona, con l'aiuto di Pahaliah avrà successo, anche se non senza fatica: le Energie marziane infatti comportano sempre lavoro e sforzo. La prima lotta contro il disordine la persona dovrà farla dentro di sé e, se la vincerà, diverrà padrone delle proprie passioni ed esigente con se stesso.
Pahaliah secondo Sibaldi
Dice Sibaldi che la radice peh-he-lamed cela il concetto:
La mia bocca, ispirata, rivela grandi altezze. Peh in ebraico può indicare «la bocca», ma anche «il viso che si volge»; inoltre la lettera peh è anche il geroglifico della bellezza sensibile e, per estensione, della sensualità. Nell’esperienza personale dei Pehaliyah questi 4 concetti si concretizzano uno dopo l’altro (se va bene) nell’ordine inverso a questo, dando forma a un percorso evolutivo semplice da descrivere ma assai impegnativo, invece, da affrontare in tutte le sue fasi. La prima è appunto la sensualità: l’intensa, ansiosa energia erotica che i Pehaliyah avvertono precocemente in se stessi, assume ben presto proporzioni preoccupanti nella loro vita interiore. Li confonde, li intralcia; ha l’effetto di far apparire secondaria e forzata qualsiasi attività non direttamente collegata al sesso. Per quanto possano essere vigorosi, estroversi, bisognosi di affetto e conquistatori, è impossibile che i Pehaliyah non avvertano fin da giovanissimi il bisogno di reprimere tanta voracità, e che tale repressione non cominci ad addensare nel loro animo sensi di colpa e d’angoscia molto più acuti di quelli che provano i loro coetanei alle prese con le prime vampe del desiderio. Questo turbamento può perfino dar luogo a una vocazione alla castità, addirittura al sacerdozio, come per cercar riparo da tentazioni diaboliche. La seconda fase ha inizio quando i Pehaliyah si rendono conto che la castità è per loro difficilissima. Alcuni provano davvero a imporsela, per il gusto di lottare contro se stessi: ma se si dedicano alla mistica o a qualche sport faticoso l’unico risultato sarà diventare rapidamente nevrotici. Altri tentano di vivere una normale vita sessuale con un partner; altri eccedono: ma né l’una né l’altra cosa portano sollievo. Il sesso rimane per loro una fissazione – come in certi romanzi del Pehaliyah Alberto Bevilacqua, o come per il Pehaliyah Mike Tyson. Per apparire «normali» e riuscire a nascondere questo fatto (magari anche a se stessi), devono imporsi una perenne finzione, che assorbe molte risorse della loro intelligenza: e purtroppo la maggior parte dei Pehaliyah si fermano qui, imprigionati in un involucro di atteggiamenti forzati, di infiniti scrupoli e perfezionismo; diventano irritabili, avari, invidiosi, rancorosi, sempre tristi o sarcastici, e sempre sfuggenti, come se anche il semplice bisogno di confidenza fosse ai loro occhi qualcosa di pericoloso.
C’è invece chi prosegue: la successiva fase della loro crescita personale è, dicevamo, «il viso che si volge», come chi ascolti un’intuizione. Intuiscono infatti (tutt’a un tratto, talvolta) che  l’impossibilità di soddisfare appieno la loro principale pulsione può essere non il problema, ma la soluzione: che forse il loro senso d’angoscia deriva dall’errore di credere che soltanto l’atto sessuale possa (e debba) esaurire tutta l’energia che avvertono dentro di sé. Quest’energia, indiscutibilmente radicata nella sessualità, può infatti esprimersi in molti altri modi. Può sublimarsi e trasformarsi, come l’energia cinetica dell’acqua si trasforma in energia rotativa dalla turbina di una centrale elettrica, senza che, nel passaggio, si perda nulla della sua potenza. Tale sublimazione e trasformazione è la fase della «bocca»: avviene cioè innanzitutto nel dire, nel comunicare, ed è qui infatti che i Pehaliyah più evoluti diventano grandi maestri. Occorre soltanto che qualche circostanza esterna li aiuti (la semplice intenzione non basta ad avviare il processo di sublimazione): che una qualsiasi circostanza si opponga, cioè, all’utilizzo esclusivamente sessuale del loro vigore. Può essere un amore infelice o difficile, o una professione che li costringa a viaggiare, o che richieda loro un periodo d’impegno totale… Lì la loro vita comincia a cambiare e a illuminarsi in modi nuovi, tanto più alti quanto maggiore è la quantità di energia sessuale che verrà frenata e incanalata verso un differente utilizzo. All’inizio di questo cambiamento essi acquistano notevole capacità di convincere chiunque abbia a che fare con loro: è come se il loro potere di seduzione, già grande prima, aumentasse quanto più si emancipa da uno scopo sessuale. allo stesso modo si sublima la loro capacità di penetrazione psicologica, che adesso diventa una saggezza, una sapienza talmente profonda da far loro cogliere perfettamente gli stati d’animo e i pensieri degli interlocutori. E i Pehaliyah che vanno ancora oltre, arrivano a sublimare anche il loro fascino naturale, che si trasforma in autentico carisma di leader, qualunque sia il loro campo d’azione. Gli esempi non mancano, da Pirandello a Oriana Fallaci, a Lady Diana: dotati tutti di forte passionalità e tutti –per una ragione o per l’altra – costretti dalle circostanze a limitarla e a sublimarla altrove, per diventare uno un gigante della drammaturgia (peh: la voce e il volto dei personaggi a teatro!), l’altra una delle più grandi intervistatrici del secolo scorso, l’altra ancora un idolo delle folle. C’è anche da chiedersi se il Pehaliyah Leopardi avrebbe mai scritto A Silvia e L’infinito se quella sublimazione non si fosse già avviata in lui; o se la burrascosa, frustrante vita coniugale del Pehaliyah Enrico VIII (cinque matrimoni infelici e una moglie fatta decapitare) abbia agito fino a fargli scindere l’Inghilterra dal cattolicesimo per fondare una Chiesa nuova. I Pehaliyah non ancora giunti alla terza fase potrebbero naturalmente dubitare che valga la pena di rinunciare ai propri sogni d’amore per inseguire il successo in altri campi. Ma quei sogni, ripeto, sono troppo vasti, e destinati perciò a rimanere, per loro, sempre un miraggio; e d’altra parte non si tratta affatto di negarsi il piacere, ma solamente di constatare la sproporzione tra il bisogno che se ne ha e quel che un qualsiasi partner può offrire. È un modo di far buon viso – un buon peh – a cattivo gioco, traendone vantaggi eccezionali ed evitando illusioni.
Qualità di Pahaliah e ostacoli dall'energia "avversaria"
Pahaliah dona risveglio spirituale, condotta irreprensibile, grande forza morale, coraggio e resistenza. Favorisce le carriere religiose dando vittoria sull'ateismo e ottenendo conversioni, dona senso religioso e sensibilità per i principi di diritto naturale, facoltà di approfondimento dei problemi di ordine spirituale.
L'angelo dell'abisso a lui contrario si chiama Aséal e rappresenta la lussuria; causa libertinaggio, ribellione, empietà, mancanza di coraggio, debolezza morale.
Meditazione associata al Nome
La meditazione associata a Pahaliah si chiama "vincere le dipendenze". L'energia di questo Nome è infatti la forza che può far prevalere, nelle nostre pulsioni, i veri bisogni spirituali a svantaggio delle false necessità indotte da cattive abitudini. Quanto sentiamo il bisogno di riprendere il controllo sulla nostra vita, liberando forze represse dalla nostra anima, questo Nome fornisce la vibrazione di cui abbiamo bisogno.
Meditazione
Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: il potere di questo Nome mi concede vittoria sulle forze dell'ego. Guardo con distacco alle mie cattive abitudini, ai lati del mio carattere che non posso amare; sento crescere dentro di me tutta la forza che mi può aiutare ad accogliere fluidamente una disciplina nuova: la capacità di ascoltare i reali bisogni della mia anima.
Esortazione angelica
Pahaliah esorta a comprendere, raccogliere e diffondere le energie divine per l'ordine cosmico, divenendo strumenti e argine contro il disordine.  
Giorni e orari di Pahaliah
Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Pahaliah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 28 gennaio, 9 aprile, 23 giugno, 6 settembre, 17 novembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h. 6.20 alle 6.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Pahaliah è il 2° versetto del Salmo 119: Domine, libera animam meam a labiis mendacii et a lingua dolosa (Signore, libera la mia vita dalle labbra di menzogna, dalla lingua ingannatrice).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell'introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, la radice phé-he-lamed di questo Nome risponde alla configurazione: l'Appeso - il Papa - la Stella
da ciò discende la riflessione interiore suggerita dalle domande poste da questi arcani: chiede la Stella (l'azione, il posto di ciascuno nel mondo): qual è la mia speranza? qual è il mio posto? in quali attività impiego le mie energie? chiede l'Appeso (sosta, meditazione, dono di se stessi): cosa devo sacrificare? cosa devo dare di me stesso? cosa devo fermare? cosa devo ascoltare? verso quale punto devo dirigere la mia ricerca interiore? chiede il Papa (il mediatore, il ponte, l’ideale): cosa dice la Tradizione, la Legge? Che cosa comunico e con quali mezzi? Sto trasmettendo qualcosa a qualcuno? Ho un ideale?
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 27 giugno e il 2 luglio. L'angelo Pahaliah appartiene al Coro degli Angeli Troni guidato dall'Arcangelo Binah-Zaphquiel. Il segno del Cancro e la decade dal 22 giugno al 1° luglio cadono entrambi sotto l’insegna dell'Arcangelo Gabriele. Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Pahaliah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita.
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono le vittime della strage di Ustica e Pino Camilleri, sindaco.

mercoledì 22 giugno 2011

Leuviah, angelo 19, dei nati fra il 22 e il 26 giugno

Leuviah, o Lewuwiyah , è il diciannovesimo Soffio e il terzo raggio angelico nel Coro saturnino degli Angeli Troni; qui amministra le energie di Giove. Il suo elemento è l'Acqua; ha domicilio Zodiacale dallo 0° al 5° del Cancro ed è l'Angelo Custode dei nati dal 22 al 26 giugno. I sei Angeli Custodi del Cancro, collettivamente, suscitano nei loro nati un profondo amore per la famiglia, senso del focolare domestico e di appartenenza alla terra natale. Amore voluttuoso ma anche sorretto da senso della fedeltà; senso della conservazione, della stabilità e del risparmio.
Il nome di Leuviah significa “Dio clemente", o "Dio che esaudisce i peccatori”
Il dono dispensato da Leuviah è l’ESPANSIONE.  
Dice Haziel che questo angelo sereno rappresenta e dispensa la parte delle severe energie di Saturno che è legata a Giove, mitigata dunque dall'espansione e dalla gioia. Leuviah ispira congiuntamente la Grazia e la Giustizia: auspica che la Legge venga applicata secondo lo Spirito, ma dato che nel proprio coro rappresenta le energie gioviane di Hesediel, in lui la Grazia prevale sul rigore. Sostiene la realizzazione di un mondo celeste nella densità della materia ed è portatore di ricchezza e abbondanza in ogni settore della vita. La sua energia è volta a realizzare nell'uomo le qualità dell'equilibrio: ispira personalità prudente, giudiziosa, misurata, amabile, modesta, capace di misurare le proprie pretese e di non perdere il buon umore neanche nelle avversità. 
Il suo protetto che saprà ascoltarlo e affidarsi a lui saprà prevedere il bene comune e le effettive possibilità di raggiungerlo; tutto ciò che deciderà avrà esiti felici in fase di realizzazione.
Leuviah secondo Sibaldi
Dice Sibaldi che la radice di questo Nome nasconde il concetto Io supero un confine dopo l’altro. Dunque lo slancio che imprime ai suoi protetti va nell’unica direzione di traguardi sempre nuovi, come se la loro mente e la loro anima si scoprissero rinchiuse in una sfera, e la sentissero a un tratto troppo stretta, e la varcassero, solo per scoprire poco dopo un’altra sfera che li imprigiona, poi un’altra e un’altra ancora, e così via all’infinito, esplorando e lasciandosi alle spalle sfere via via sempre più grandi ed emozionanti. Questo li accomuna a due angeli che hanno quasi lo stesso nome (i Lauviah di metà maggio e metà giugno), ma assai più forte è l’impeto, l’ansia addirittura, anche, con cui i Lewuwiyah obbediscono alla loro perenne claustrofobia – o, viceversa, nella profondità dell’angoscia in cui precipitano quando, per una qualche ragione, vogliono o devono fermarsi. Abbiamo così, tra i Lewuwiyah, due perfetti romantici come Giuseppe Mazzini e Silvio Pellico, che apparentemente furono l’uno l’opposto dell’altro: il primo, estroverso, per tutta la vita non fece che estendere la sua carismatica lotta per l’indipendenza e la repubblica – in Italia dapprima e poi, di esilio in esilio, nell’Europa intera – senza retrocedere dinanzi a nessuna sconfitta o catastrofe; l’altro, durante gli anni che trascorse nella fortezza dello Spielberg, scrisse quel capolavoro di introversione che lo rese celebre, "leuviano" perfino nel titolo: "Le mie prigioni". In realtà la differenza, nello slancio dei due, riguardò soltanto il modo in cui lo attuarono: per uno si trattò di denunciare l’illibertà dei popoli, per l’altro, la detenzione di chi lottava per liberarli". Altri celebri Leuviah sono Richard Bach, con il suo "Il gabbiano Jonathan Livingston", che è un vero inno alla libertà, e con molti altri romanzi ("Un ponte sull’eternità", Nessun luogo è lontano, Un dono d’ali, Straniero alla terra, Via dal nido); ed Erich Maria Remarque, che descrive disperata nostalgia della libertà in "Niente di nuovo sul fronte occidentale.
Avendo paura di tutto ciò che è ristretto, i protetti da questo angelo amano i campi che richiedono un costante autosuperamento, e tra tutti il migliore per loro è quello dell’arte. Ciò che può dar loro felicità infatti è trovare sempre nuove idee, nuove forme e aspetti nuovi di sé e del mondo circostante, liberamente e senza rigidi orari di lavoro. Meglio ancora se, scrivendo, dipingendo o usando la macchina da presa, individueranno temi e storie d’insubordinazione, di fuga, o tragedie e tragicommedie di uomini intrappolati, come in certi film del Lewuwiyah Billy Wilder (L’asso nella manica, Viale del tramonto, L’appartamento, A qualcuno piace caldo). E' meglio imparare a narrare storie simili che doverle vivere! I Lewuwiyah che non hanno il coraggio e la perseveranza di diventare artisti, cadono nella tentazione di sentirsi, nella propria esistenza quotidiana, protagonisti di vicende eroiche: per lo più irrealizzati e incompresi, naturalmente, e sempre sofferenti per il divario fra il tran tran e le loro aspirazioni, iniziano a fantasticare, inoltrandosi sempre di più in certi loro mondi silenziosi e segreti, morbosi, maniacali talvolta, malinconici sempre, e attraversati da lampi di cocente invidia per il tale o il tal’altro, che hanno osato più di loro. E aggiunge ancora che la loro necessità di superare confini li potrà portare, piacevolmente, anche verso l’esoterismo, che per loro diverrà soprattutto una nuova fonte di enigmi da scoprire e risolvere: come nel caso del Lewuwiyah Colin Wilson, il famoso scrittore inglese che ai grandi misteri insoluti della storia e delle leggende ha dedicato più di cento volumi, e che esordì, nel 1956, con un saggio intitolato (guarda caso!) The Outsider. Anche alla filosofia possono scoprirsi portati, purché la intendano come inesauribile ricerca, come lotta contro i limiti del conoscibile e del pensiero. Tra i Lewuwiyah filosofi il più rappresentativo è certamente Gian Battista Vico, che ipotizzò un’evoluzione ciclica, un infinito superamento, cioè, delle fasi che l’umanità raggiunge via via, attraverso i secoli. Il rischio è che, seguendo la propria vocazione, il Lewuwiyah veda ridursi rapidamente il numero dei conoscenti disposti ad ascoltarlo: tutto preso dalla sua creatività e dalle sue sfide, potrà intendersi soltanto con interlocutori del suo stampo. Ma anche in quel caso non si deve scoraggiare, piuttosto considerare la solitudine una conseguenza della sua eccezionalità, da cui trarre ancora maggior vigore per comunicare con il vasto pubblico, attraverso il linguaggio a lui più consono, che è quello delle forme. Se invece, giorno dopo giorno, si sforzasse di adeguarsi a limiti e mediocrità sarebbe costretto a comprimersi e a fingere. Il consiglio ai Leuviah, dunque, è: liberatevi dalle costrizioni e accettate di essere speciali, non siete fatti per essere normali cittadini. Siate voi stessi, nel vostro modo di operare scegliete l’arte: qualsiasi sacrificio, in essa, sarà meglio dei compromessi di una vita piatta e noiosa.
Qualità di Leuviah e ostacoli dall'energia "avversaria"
Leuviah dona serenità interiore, amabilità e buon umore; capacità di aiutare gli altri con il buon esempio. Carattere modesto e socievole, dotato di pazienza nei confronti delle avversità. Propensione per l'arte. Buona memoria, intelligenza aperta ed universale, sottile intuito che consente di captare il significato dell'esistenza, gioia e moralità.
L'angelo dell'abisso a lui contrario si chiama Ramiel e rappresenta le avversità e i ricordi inutili, che tolgono spazio a ciò che è essenziale. Ispira arroganza, dispiacere, disperazione, noia e pessimismo; dissolutezza e mancanza di fiducia nella divina provvidenza. Causa gravi perdite e mortificazioni, sregolatezza, grandi afflizioni.
Meditazione associata al Nome
La meditazione associata a Leuviah si chiama Chiamare Dio.
A questo Nome è attribuito infatti lo specifico potere di connettere la nostra anima al divino. Meditare su queste lettere dona l'entusiamo e l'ispirazione per divenire in grado di seguire le nostre vere inclinazioni spirituali, accedere alla coscienza universale e essere in armonia con essa.
Secondo la Kabbalah il codice dei 72 Nomi di Dio è celato, nella Bibbia, nei tre versetti n° 19, 20 e 21 (ciascuno composto da 72 lettere) del capitolo 14 del Libro dell'Esodo: "l'Angelo di Dio che stava davanti al campo di Israele si mosse e si pose dietro di loro. Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro, venendosi a trovare fra l'accampamento degli Egiziani e quello di Israele. Questa nube da un lato (cioè per gli uni) era tenebrosa, dall'altro (cioè: per gli altri) rischiarava la notte. Così gli uni non poterono avvicinarsi agli altri per tutta la notte. Allora Mosé stese la mano sul mare e l'Eterno, durante tutta la notte, ritirò il mare con forte vento da Oriente, rendendolo asciutto; e le acque si divisero"
Nella radice di questo Nome la Lamed, prima lettera del trigramma, proviene dall'angelo che andava "davanti" al campo di Israele. La Vav (il gancio) è tolta dal "non", nella frase " non poterono avvicinarsi agli altri per tutta la notte". La seconda Vav viene dall'azione "fare andare". Il rebus formato da queste tre lettere dà l'immagine dell'apprendistato, della scoperta e della decodificazione della trama del nostro codice interiore. Questi segni suggeriscono inoltre che la nostra struttura (a cominciare dal corpo e dallo spirito) appartiene a diverse dimensioni. Leuviah custodisce la conoscenza delle nostre memorie cellulari e dona accesso alla memoria universale: ci permette di aderire all'impronta divina, scegliendo il cammino adeguato alla nostra vita, procurandoci l'intelligenza necessaria e la memoria per le cose essenziali, capace di selezionare e scartare tutto quanto è superfluo. 
Meditazione 
Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: per la virtù di questo Nome ora sono connesso. Con assoluta fiducia confido nella certezza che mie preghiere sono esaudite. 
Esortazione angelica
Leuviah esorta a esprimere, con arte, una nuova scienza e una nuova spiritualità per contribuire a costruire la Bellezza di un mondo rinnovato.
Giorni e orari di Leuviah
Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Leuviah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 27 gennaio, 8 aprile, 22 giugno, 5 settembre, 16 novembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h. 6.00 alle 6.20. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Leuviah è il 2°versetto del Salmo 39: Expectans expectavi Dominum et intendit mihi (vivamente ho sperato nel Signore ed egli mi ha udito).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell'introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, la radice lamed-vav-vav di questo Nome risponde alla configurazione: 
"l'Appeso - l'Innamorato - l'Innamorato"
da cui discende la riflessione interiore costante suggerita dalle domande poste da questi arcani: chiede l'Appeso (sosta, meditazione, dono di se stessi) che cosa devo sacrificare? che cosa devo dare di me stesso? cosa devo fermare? cosa devo ascoltare? verso quale punto devo rivolgere la mia ricerca interiore? Per 2 volte chiede l'innamorato (l'androgino divino, il libero arbitrio, la ricerca della Luce - qui presente due volte): in quali relazioni sono coinvolta? che scelte devo operare?  
 
Cori di appartenenza e Arcangeli di influenza
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 22 e il 26 giugno. L'angelo Leuviah appartiene al Coro degli Angeli Troni guidato dall'Arcangelo Binah-Zaphquiel. Il segno del Cancro e questa decade in particolare (22 giugno-1 luglio) cadono entrambi sotto l’insegna dell’Arcangelo Gabriele. Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Leuviah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita.
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono: Vincenzo Lo Iacono, dirigente Camera del Lavoro; Mario Amato e Bruno Caccia, magistrati; Niki Aprile Gatti, informatico; e i cittadini vittime della strage di Cima Vallona.  

venerdì 17 giugno 2011

Caliel, angelo 18, dei nati fra il 16 e il 21 giugno

Caliel, o Kaliy’el, o Kal-El, è il diciottesimo Soffio e il secondo raggio angelico nel Coro saturnino degli Angeli Troni; qui amministra appunto le energie di Saturno proprie del suo Coro. Il suo elemento è l'Aria; ha domicilio Zodiacale dal 25° al 30° dei Gemelli ed è l'Angelo Custode dei nati dal 16 al 21 giugno. I sei Angeli Custodi dei Gemelli, collettivamente, ispirano ai loro nati il bisogno di comunicazione, facilitano la loro lieta riuscita in questo campo- rendendoli così potenziali seminatori di pace e di unione - e proteggono tutti coloro che comunicano e si occupano di trasmettere dati informativi.
Il nome di Caliel significa “Dio che esaudisce", o "Dio pronto a soccorrere e ad esaudire”
Il dono dispensato da Caliel è la GIUSTIZIA.  
Dice Haziel che Caliel è il più diretto collaboratore dell'Arcangelo Binah-Zaphquiel (che a sua volta accorda agli individui lo spazio-destino nel quale i loro drammi saranno vissuti): con mano da maestro dirige i valori di edificazione del Mondo Materiale, che costituiscono la sua "specialità". Allo stesso modo la persona ispirata dalla sua influenza realizzerà i propri progetti conformemente alle energie divine: senza alcun arbitrio e senza fioriture inutili e recherà una forte impronta al suo ambiente professionale.
La persona nata sotto la sua influenza sarà onesta e guidata da senso di giustizia, dotata di intelligenza pratica e ottima memoria; dunque particolarmente portata alla magistratura, professione alla quale Caliel concede successo e giustizia. Infatti la sua energia è rivelatrice della Verità e, grazie a lui, tramite i suoi protetti, la Verità potrà essere mostrata in modo incontestabile. L'individuo potrà manifestarla ove necessario: non illustrerà dottrine, teorie, principi morali, ma saprà portarne le prove materialii: prove scientifiche o aneddotiche; prove tecniche o creatrici di evidenze interiori. Invocare l'aiuto di Caliel è sempre importante quando si è coinvolti in una situazione difficile (specialmente di tipo processuale, con relative lungaggini ed ostacoli), nella quale si sa di essere nel giusto.
Caliel secondo Sibaldi
Sibaldi introduce così il suo quadro su Caliel: "gli inventori di Superman conoscevano l’angelologia? Tutto farebbe supporre di sì. La prima strip apparve sul periodico Action Comics proprio nel giugno del 1943, e il vero nome del supereroe è, guarda caso, Calel (precisamente: Kal-El). Non può essere una coincidenza, tanto più che le caratteristiche fondamentali dei Kaliy’el corrispondono appieno a quelle di Calel-Superman". Questo angelo sarebbe dunque il diretto ispiratore, e non casualmente, del personaggio di Superman - il che già dice molto sulle sue caratteristiche. 
In effetti il bimbo Kal-EL, catapultato fortunosamente dal padre Jor-El sulla Terra dal remoto (e perduto) pianeta Krypton, troverà qui un destino da angelo custode dei perseguitati da ingiustizie e violenze.

E appunto Sibaldi argomenta che, proprio come il giovane supereroe, anche i Kaliy’el si sentono, fin da adolescenti, individui assolutamente speciali e anche indiscutibilmente superiori: veri e propri ET. Ma non si sognano di vantarsene: il loro animo è fondamentalmente gentile, dolce, addirittura mite, così come Calel (futuro Nembo-Kid / Superman) quando veste i panni del timido Clark Kent. Inoltre, come Calel-Superman-Kent, anche i nati sotto questo angelo sono molto generosi: nulla dà loro tanto piacere quanto l’aiutare altri in difficoltà. Hanno anche un irreprimibile senso di giustizia: una gran voglia di sfidare le persone malvage o false, e anche una loro personale esigenza di candore. Qualsiasi loro atto o pensiero che contrasti con la loro coscienza li manda in crisi fino ad annientarli; per questo imparano presto a schivarne il rischio - esattamente come fa Superman con la kryptonite verde.
Perfino il gesto con cui Kent si strappa la camicia prima di decollare è caratteristico dei Kaliy’el. o meglio del loro bisogno di liberatori atti improvvisi: la prevedibilità li opprime, il lavoro dipendente li intossica, i ruoli, anche quelli famigliari (figli, coniugi eccetera), possono immobilizzarli soltanto temporaneamente. Devono davvero spiccare il volo ogni tanto, in tutti i settori della loro vita. Non è raro perciò che abbiano diversificati interessi e perfino che accumulino numerose professioni, oppure che ne scelgano una in cui, oltre a poter intervenire a favore di altri, possano dar prova della loro esuberante versatilità, della loro capacità di reinventarsi ogni giorno le proprie mansioni. Medici e psicologi di pronto intervento, infermieri in situazioni di emergenza, avvocati audaci, spericolati tutori dell’ordine o intellettuali sulle barricate sono ipotesi di lavoro ineressanti e ragionevoli per questi Supermen. Ottima per loro è anche la via della creatività, purché abbastanza rivoluzionaria da far apparire antiquato l'esistente e da produrre essa stessa situazioni di emergenza estetica: con la stessa disinvoltura con cui riescono a salvare qualcuno da momenti difficili, i Kaliy’el sanno infatti creare anche occasioni di shock, di rottura, quando lo ritengono necessario. Fu così per i Kaliy’el Igor’ Stravinskij, Paul McCartney e Dean Martin, la cui arte esprimeva un’esuberanza talmente ironica, sorniona e felice di sé, da suscitare in chiunque il dubbio di aver finora osato troppo poco nella propria vita.  In filosofia lo vediamo nel Kaliy’el Jean-Paul Sartre, che nel suo esistenzialismo insisteva sull’«assoluta libertà di scelta» di cui ognuno deve saper disporre, e sul dovere di impegnarsi attivamente per la giustizia sociale; finché, quando nel 1964 gli venne assegnato il premio Nobel, lo rifiutò scioccando l’Accademia di Stoccolma per il gusto ribelle di rammentare al mondo che, quando tutti ritengono importante venire ingabbiati in qualche ruolo, è utile far sospettare che non lo sia poi tanto. Brillanti e originali, persuasivi, combattivi e al tempo stesso affascinanti e giocosi, quando si danno obiettivi precisi i Kaliy’el non faticano a raggiungere il successo. Semmai corrono il rischio, sul piano professionale, di dimenticare i loro ideali di altruismo e giustizia. Questo significa, nel loro caso, tradire la loro propria natura con pessime conseguenze: anticonformismo, senso di superiorità e candore possono sommarsi in modo distruttivo, dando luogo ad avventurieri inconcludenti, per i quali più nulla "vale pena", perfino cinici più o meno scandalosi che finiscono per annoiare se stessi e poi gli altri. E' la situazione (tipica del prevalere dell' "energia avversaria") per cui i tratti tipici di un angelo (in questo caso kalieliani) si capovolgono diametralmente: i potenti Caliel si trasformano in personalità psichicamente instabili, sempre in situazioni di emergenza, che invece di dare aiuto devono chiederne ma, ahimé, continuano a sentirsi troppo esclusivi per saperlo accettare. Di questo i Kaliy’el sono in genere consapevoli: li sfiora cioè, almeno di tanto in tanto, il dubbio che il loro modo di vivere possa andare troppo sopra le righe. I più accorti si tutelano per tempo e nel modo più naturale: seguendo semplicemente l’impulso del loro cuore, che fa loro desiderare come compagno di vita una persona posata, pratica, razionale, che compensi e all’occorrenza tenga anche un po’ a freno la loro irrequietezza. Non troppo però - non lo sopporterebbero. Ma quanto basta per sapere di poter contare su un campo d’atterraggio sicuro, quando tornano a terra. I meno furbi, invece, possono considerare questa loro esigenza come un segnale di debolezza, fino a imporsi di evitare coinvolgimenti sentimentali duraturi, o sceglierne di abbastanza deludenti da potersene slegare più in fretta e facilmente. Ma è bene che si ricredano, al riguardo: in realtà, per i Kaliy’el, solitudine affettiva e sensazione di non essersi ancora realizzati sono l’una la condizione dell’altra: le si può risolvere e superare soltanto contemporaneamente. Anche Superman- Kent, che appunto non ha fidanzate ed è afflitto da una scissione della personalità, forse diventerebbe un ancor più meraviglioso Super Calel, senza più cammuffamenti, se finalmente decidesse di unirsi alla bella Lois Lane, sua eterna innamorata.
Qualità di Caliel e ostacoli dall'energia "avversaria"
Caliel dona rettitudine e imparzialità di fronte alla vita. Le qualità che sviluppa sono integrità, clemenza, riflessione, onestà, capacità di giudicare con discernimento e generosità, capacità di restare in silenzio.
L'angelo dell'abisso a lui contrario si chiama Thoniel e rappresenta la calunnia e l'ingiustizia; ispira cinismo, indifferenza, causa i processi scandalosi e anima coloro che cercano d’ingarbugliare i processi e arricchirsi a spese del cliente, chi vive ingannando il prossimo.
Meditazione associata al Nome
La meditazione associata a Caliel si chiama "fecondità". L'energia di questo Nome è infatti intimamente connessa all'azione divina della riproduzione, da intendersi sia in senso letterale sia riferita al "partorire" idee, sogni, progetti, e riuscire a dare loro compimento.
La meditazione preliminare su cui concentrarsi è che noi non siamo mai autonomi artefici delle nostre opere, ma gli strumenti che, accogliendo energie divine, danno loro manifestazione. Ritenere se stessi la vera origine dell'abbondanza e dei successi è un errore che può portare anche al loro prosciugarsi. Questo Nome fornisce la vibrazione di cui abbiamo bisogno quando i nostri progetti non sbocciano, o cerchiamo inutilmente di concepire un figlio che non riesce ad arrivare.
Meditazione - Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: per il potere di questo Nome i progetti vanno a compimento, ottengo equilibrio nell'ambiente professionale e familiare. La fertilità e la prosperità colmano il mio essere e la mia vita (o la vita delle persone per cui prego). Per il dono divino trasmesso dall'energia di questo Nome saprò formare una famiglia e accogliere dei figli. 
Esortazione angelica
Caliel esorta a conciliare le ragioni del cuore con la logica, esprimendo sempre con rettitudine la doppia verità dei sentimenti e della ragione. Invita a diventare comprensibili e coerenti, generosi e proiettati a condividere con il mondo i propri successi.  
Giorni e orari di Caliel
Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Caliel è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 26 gennaio, 7 aprile, 21 giugno, 4 settembre, 15 novembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h. 5.40 alle 6.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Caliel è il 9°versetto del Salmo 7: Dominus iudicat populos. Iudica me, Domine, secundum iustitiam meam et secundum innocentiam meam super me (il Signore giudica  i popoli. Giudicami, o Signore, secondo la mia giustizia, e secondo la mia innocenza, o Altissimo).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell'introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, la radice caph-lamed-yod di questo Nome risponde alla configurazione: 
la Forza-l'Appeso-la ruota della Fortuna.
da ciò discende la riflessione interiore suggerita dalle domande poste da questi arcani: chiede la Forza (inizio creativo, nuova energia): qual è la mia forza, dove si colloca? in cosa faccio ricorso ala mia sessualità? quali sono i miei desideri? cosa intendo domare? chiede l'Appeso (sosta, meditazione, dono di se stessi): cosa devo sacrificare? cosa devo dare di me stesso? cosa devo fermare? cosa devo ascoltare? verso quale punto devo dirigere la mia ricerca interiore? chiede la ruota (principio, metà o fine di un ciclo): cosa devo cambiare? quale ciclo si conclude nella mia vita? quali sono le mie opportunità? cosa i aiuta? cosa sto rpetendo' quale enigma emozionale mi impedisce di andare avanti?
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 15 e il 20 maggio. L'angelo Caliel appartiene al Coro degli Angeli Troni guidato dall'Arcangelo Binah-Zaphquiel. Il segno dei Gemelli e questa decade in particolare (11-21 maggio) cadono entrambi sotto l’insegna dell’Arcangelo Michele. Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Caliel. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita.
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono Sebastiano Vinci e Antonio Esposito della Polizia di Stato.

sabato 11 giugno 2011

Lauviah (2), angelo 17, dei nati fra l'11 e il 15 giugno

Lauviah 2 è il 17esimo Soffio e il primo raggio angelico nel coro saturnino degli Angeli Troni; qui amministra le energie di Urano. E' qui indicato come "Lauviah 2" perché omonimo di un Angelo Cherubino di maggio; e come lui è detto anche La’awiyah, o Leuviah, o Luviah. Perciò per distinguere fra queste due Energie si dirà Lauviah 1 e Lauviah 2, oppure Lauviah Cherubino e Lauviah Trono.
Il suo elemento è l'Aria; ha domicilio Zodiacale dal 20° al 25° dei Gemelli ed è l'Angelo Custode dei nati dall'11 al 16 giugno. I sei Angeli Custodi dei Gemelli, collettivamente, ispirano ai loro nati il bisogno di comunicazione, facilitano la loro lieta riuscita in questo campo- rendendoli così potenziali seminatori di pace e di unione - e proteggono tutti coloro che comunicano e si occupano di trasmettere dati informativi.
Il nome di Lauviah significa “Dio ammirevole”
Il dono dispensato da Lauviah è la RIVELAZIONE
Secondo Haziel il Lauviah-Trono esprime potentemente l'energia uraniana nel "quadro cristallizzato" formato da Saturno, e pone la persona in un ambito di attività improntate alla massima elevazione: realizza la funzione di interiorizzazione del Pensiero, dischiude una visione armoniosa del Cosmo ed esorta a fare uso pratico di tutto ciò che funziona secondo le Leggi Celesti. E' un angelo molto dolce e la persona nata sotto la sua influenza ha grande affettuosità e mitezza di carattere; inoltre un forte temperamento artistico e amerà musica, letteratura, filosofia e poesia. Lauviah aiuta a superare gli ostacoli; concede amici fidati, custodisce il riposo notturno, dà rivelazioni in sogno, dona capacità di ripresa dalle malattie, allontana la tristezza e i tormenti dello spirito. Infatti, come dice Haziel, egli appartiene al gruppo delle 22 Potenze Celesti per le quali non esiste né malattia incurabile né fallimento, che hanno la missione di restaurare quanto è ferito o malato nel mondo, di ridare salute e gioia di vivere agli esseri umani. Tra tutti gli Angeli essi dispongono di un surplus di forze, per così dire, che ciascuno attinge da una delle 22 lettere-forze dell'alfabeto sacro. (...) e sono alla nostra portata grazie alla preghiera, al nostro servizio grazie all'amore. Come abbiamo detto, i Lauviah sono 2: questo dolcissimo Trono e il suo omonimo Cherubino (l'Angelo 11): a questo proposito, sempre Haziel esorta i protetti Lauviah-Trono a pregare entrambi gli Angeli Lauviah. Infatti, affidandosi al proprio angelo la persona potrà vivere in uno stato di costante esaltazione e gioia di vivere; inoltre potrà possedere il Sapere: ma per esprimerlo dovrà attivare anche il Lauviah Cherubino, invocandolo per mezzo della Preghiera; altrimenti il suo sapere, restando chiuso nella sua interiorità, finirà per svanire
Il Lauviah Trono è considerato l'Angelo delle notti bianche; quello che conduce nella giusta direzione. Il suo gemello Cherubino è invece considerato l'Angelo della Folgore. Secondo la Kabbalah sono tre versetti dell'Esodo (ciascuno composto da 72 lettere), che celano il codice dei 72 Nomi di Dio; e precisamente i versetti 19, 20 e 21 del capitolo 14. Riguardo al trigramma di questo Nome la prima lettera Aleph (che è la decima lettera del versetto 19; dunque una lettera del nome divino Elohim - che in ebraico sono: aleph, lamed, he, yod, mem), ci dice che l'Eterno ci è propizio se ci lasciamo istruire, e accettiamo che, attraverso il Lamed, sia liberata la nostra forza.  Il lamed rappresenta il pungolo con cui si fa avanzare il bove, l'aleph il bove stesso, la vav è il gancio con cui lo si trattiene; perciò, nel rebus formato dal trigramma, questi segni danno l'idea di far avanzare il bove tenendolo sotto controllo. Lauviah è la roccia a cui ci si può appoggiare e insieme l'elemento che purifica la nostra interiorità (Interpretazione Muller-Baudat).  
Lauviah secondo Sibaldi
Abbiamo già visto che questo Angelo è l'unico ad avere un "angelo gemello": il Lauviah che presiede ai nati tra l’11 e il 15 maggio. Avendo lo stesso nome di Dio, essi hanno anche funzioni simili. Sono entrambi "Angeli della soglia", benché l'uno tra i poderosi Cherubini, l'altro fra i leggeri e amorevoli Troni.
Sibaldi li ricollega giustamente ai Dioscuri, ricordando che Egizi e Greci vedevano una coppia di gemelli celesti sul confine delle sfere più alte: i «divini fanciulli» Castore e Polluce (o Dioscuri). E ad essi attribuivano lo stesso compito che hanno i due La’awiyah ebraici: cioè la costruzione e la custodia di ponti tra il visibile e l’invisibile (...) Sempre vicini, benché il primo fosse mortale e dunque più vicino alla terra, e il secondo immortale e tutto celeste; per gli egizi erano i due figli del Dio supremo Ra: S’u, il dolce signore dell’aria, e Tefnut, simile a una fiamma che può d’un tratto divampare e sgomentare. Il La’awiyah di maggio si direbbe più affine a Tefnut: la lettera aleph, nel suo Nome, esprime soprattutto forza inesauribile, mentre nel La’wiyah di giugno l’aleph è piuttosto un’immagine dell’intensità e profondità degli affetti. Ma i due La’awiyah in qualche modo si integrano a vicenda: i protetti di entrambi hanno accesso agli stessi doni, così come entrambi condividono i rischi che tali doni comportano. Sempre Sibaldi dice che primo compito dei La’awiyah è capire che il loro io può abitare la comune realtà solo in parte: essi sono, sempre, anche altrove; la loro mente, i loro talenti e le loro aspirazioni appartengono in larga misura, appunto, all’Aldilà, a quel versante dell’universo, cioè, in cui tempo e spazio hanno altre leggi, e l’intuizione corre più rapida e fa scoprire cose strane. A un certo punto della loro vita i La’awiyah potranno, per esempio, accorgersi tutt’a un tratto di sapere cose che non hanno mai imparato, o di ricordare avvenimenti che non hanno vissuto
Perciò sarà essenziale per loro fare attenzione a non cadere in credenze superstiziose, né in resistenze ateistiche altrettanto rigide, con cui molti si difendono dai misteri. Per la loro realizzazione i Lauviah devono accettare questa meravigliosa dote, che se non coltivata lascia la loro esistenza monca, senza scopo e senza gioia, con la perenne impressione di essere in ritardo, di essere attesi da qualche parte, da qualcuno che, chissà perché, non si fa mai vivo. (...) rimpiangono così situazioni e figure perdute per sempre. Ma non è vero: credono di sognare e rimpiangere, e sono  solo maschere della loro esitazione. Non appena superano, invece, quella soglia tra "Aldiqua" e "Aldilà", nella loro vita irrompe l’abbondanza, e in ogni senso. Può avvenire in molti modi, non necessariamente per teologia o medianità: per alcuni quel superamento assume forme più concrete, magari un trasferimento all’estero, la passione per l’archeologia o per la psicologia del profondo. Varcato uno qualsiasi dei confini "che per loro ha sempre un travolgente valore simbolico, i La’awiyah cominciano non soltanto a sentirsi liberi e interi, ma si ritrovano proprietari di splendide qualità pratiche, indispensabili per ottenere successo e per goderne: versatilità, intuito, fascino, grande voglia di lottare per affermarsi, allegria, coraggio e in particolar modo un’espansività, una luminosa capacità di provare amore per la gente e di comunicarlo apertamente. Quando invece non osano, anche a loro capita che quelle che sarebbero state le loro ottime qualità si manifestano sottoforma di opprimenti difetti che incarnano l'esatto contrario delle loro potenzialità. Un rischio scongiurato dai La’awiyah che decidono di affrontare il Mistero e diventare dei ricercatori: quando questo avviene, in qualunque modo lo facciano, purché al servizio di una buona causa, la loro vita comincia davvero a splendere e a irradiare la sua luce sugli altri - perché ricercare (e irradiare) è la loro vocazione; non per niente il Nome di Lauviah cela il concetto: Attraverso l’aleph io supero il confine. Angeli della Soglia tanto quanto i loro gemelli di maggio, i La’awiyah di giugno appaiono al tempo stesso più portati all’interiorità, da un lato, e più generosi, dall’altro. Se cercano il successo, non è tanto per amore del mondo, quanto piuttosto per il loro grande bisogno di essere amati: invece di imporsi, preferiscono sedurre, puntare dritto al cuore degli altri – come se in qualche modo parlassero sempre un po’ sottovoce, e passando subito al «tu», a differenza dei La’awiyah cherubinici, che danno il meglio di sé quando usano il «voi» collettivo. Far innamorare, per i protetti di questo Trono, significa anche e soprattutto scoprire e far scoprire ai loro corteggiati ciò che il cuore nasconde, le possibilità, i sogni che la mente di solito trascura, o che ha scordato. E proprio lì i La’awiyah trovano la loro specialità: l’Aldilà individuale, i mondi e i poteri, anche, che ognuno di noi ha dentro di sé. E diventare guide in quei territori invisibili è infatti il loro compito, come se in quell’Aldilà avessero la loro patria, e nel mondo consueto si sentissero invece sempre un po’ all’estero. Indubbiamente, è la Soglia a decidere la loro vita. Finché non si accorgono della loro capacità di varcarla, i La’awiyah sono soltanto un’ombra infelice di se stessi, inseguono miraggi e possono fallire in tutto. In che cosa comincino a vederla non ha molta importanza: mistica, psicologia, emigrazione, studi di epoche o culture lontane, esoterismo, quinte di teatro, esplorazione dei fondali dell’oceano o magari clandestinità, contrabbando… Tutto ciò può servire a farli accorgere della loro passione per l’Oltre. Ma qualunque forma la Soglia assuma per loro, i La’awiyah di giugno riescono a varcarla solamente per amore: o per amore di chi la supera con loro, allievo o maestro che sia, o per amore di ciò o di chi incontreranno al di là di essa. In questo, il La’awiyah Dante Alighieri li rappresenta appieno, con il viaggio che poté intraprendere nell’Invisibile solo grazie all’affetto di Virgilio e alla profonda passione che lo legava a Beatrice. Molti Lauviah creano nella loro vita coppie d'amore, capaci di far scaturire le loro migliori tensioni: da Che Guevara (con Fidel Castro) a Stan Laurel (con Oliver Hardy), perché "da soli, o per amore soltanto di sé, i La’awiyah di giugno non si destano mai. È sempre per amore, del resto, che solitamente esitano a lungo prima di poter sconfinare. Sono trattenuti dal legame con chi li ama (o con chi credono che li ami) nell’Aldiqua; non vogliono deludere o contrariare nessuno: e poiché le persone che temono l’invisibile o che lo ritengono un’assurdità sono sempre la maggioranza, i La’awiyah di giugno possono trascorrere interi decenni cercando di adeguarsi. Devono scuotersi invece, e imparare a disobbedire. Non possono crescere altrimenti. All’inizio, per loro, è in genere difficilissimo (con la loro fame di affetto stabiliscono infatti pesanti dipendenze), ma dopo qualche sforzo finiscono regolarmente con il prenderci gusto, e fanno spesso della disobbedienza uno dei principali motori del loro agire. Allora gioiscono nell’opporsi non solo a coloro da cui prima si lasciavano dominare, ma anche a qualsiasi luogo comune, o dogma, o certezza che abbia un minimo di ufficialità. Possono essere sostenitori di indipendenze, come W.B. Yeats; resistenti interiori, come Anna Frank; comici inesorabili, come Alberto Sordi; oppure terroristi, come Bin Laden. Comunque, scoprire la propria capacità di opporsi è parte integrante della loro vocazione di guide e, una volta scoperta, può scattare in essi una gran voglia di dimostrare al mondo che non ci si deve accontentare di troppo poco, di scovare i limiti proprio per infrangerli. Loro impresa prediletta diviene allora la scoperta dei più profondi misteri. Conclude Sibaldi dicendo i nati Lauviah hanno tutti un’anima da oceanografi, come Cousteau, che nacque il 13. Secondo la tradizione ebraica, erano del segno dei Gemelli il patriarca Giacobbe e suo figlio Giuseppe: veggente celestiale il primo e celeberrimo interprete di sogni il secondo. Io non esiterei a collocare almeno il secondo tra i La’awiyah di giugno: il sogno, le geografie di mondi superiori o degli strati dell’inconscio, la medianità e lo sciamanismo sono campi in cui questi disobbedienti potrebbero facilmente specializzarsi, e così pure le forme più eretiche di teologia, le nuove branche della fisica o l’astronomia. Certo, con quella loro voglia di affascinare e guidare possono talvolta strafare – come appunto accadde a Giuseppe. Se, per esempio, eccedono nella seduzione, è facile che si perdano in un groviglio inestricabile di relazioni; se esagerano nel diffondere le loro idee, capita che li si ritenga arroganti, presuntuosi, insolenti; se si lasciano prendere la mano dalle loro insubordinazioni esemplari, possono perdere ogni credibilità – e non sempre la loro aria giocosa e infantile riesce a salvarli. Ma il pericolo più grande, per loro, è che torni a indebolirsi quel coraggio della disobbedienza che avevano tanto faticosamente conquistato. Allora è la fine. Può avvenire che comincino, magari senza accorgersene, a obbedire troppo a se stessi, al ruolo che si sono creati – e allora diventano ripetitivi e patetici. Oppure si impigliano in superstizioni, compulsioni, fobie di cui è difficilissimo, poi, liberarsi. O infine, vogliono imporre ad altri obbedienze nel senso tradizionale del termine. Come sempre, come per tutti, conoscere se stessi preserverà da questi mali, cercare il proprio equilibrio... in questo caso ecco che torna l'immagine: far proseguire il bove, tenendolo sotto controllo.
Qualità di Lauviah e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Lauviah 2 sono amore per la conoscenza e comprensione della verità dei mondi superiori, calma, serenità, intuizione, amicizia, ispirazione artistica. Dona accesso agli studi superiori, alla ricerca e alle scoperte in campo scientifico, oppure l'inclinazione per le arti, in particolare la musica. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Amaniel e rappresenta il laccio malvagio; ispira l'eresia e l'ateismo, l'astio verso la spiritualità e verso le espressioni religiose. Causa senso di fallimento, scarsa autostima, agitazione, insonnia, paure notturne.
Meditazione associata al Nome
La meditazione associata a questo Nome si chiama: "via di fuga" (la meditazione sullo stesso nome, ma riferita al Lauviah 1 - l'angelo 11 o Lauviah-Cherubino, si chiama "tutte le forze minacciose sono espulse da qui": il suo potere bandisce infatti le tracce diaboliche neutralizzando tutte le energie ostili e purificando l'ambiente in cui si opera).  
Secondo la Kabbalah, la vibrazione di queste lettere dona distacco dalle cose materiali e dagli attaccamenti dell’Ego che causano le sofferenze. Fornisce dunque lo strumento meditativo più efficace a far sbocciare liberamente il proprio il vero Sé. Meditazione - Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: Per il potere di questo nome attingo la più grande delle vie di fuga: la fuga dai miei stessi desideri basati sull'ego, da ogni inclinazione egoistica e dalla mentalità del "io prima di tutto”. Al loro posto guadagno il vero della vita e doni duraturi, famiglia, amicizia e appagamento. 
Esortazione angelica
Lauviah 2 esorta i suoi protetti a sviluppare le proprie doti interiori e poi a esteriorizzare le proprie conoscenze e conquiste per  collaborare all'evoluzione umana trasmettendo al mondo le rivelazioni ricevute. 
Giorni e orari di Lauviah
Se sei nato nei giorni di reggenza di questo angelo, Lauviah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 25 gennaio, 20 giugno, 3 settembre, 14 novembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h. 5.20 alle 5.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera rivolta specificamente a Lauviah 2 è il versetto dai Salmi che recita: Domine, Deus noster, quam admirabile est nomen tuum in universa terra quoniam elevata est magnificentia tua super caelos (Sal. 8,2 - Signore, nostro Dio, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra: si innalza oltre i cieli la tua magnificenza).   
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul solo piano di vero interesse: quello cioè dell'introspezione psicologica. Mentre le lettere ebraiche si leggono da destra a sinistra, però, i corrispondenti Tarocchi vanno letti da sinistra a destra. In questo caso, la radice (lamed-aleph-waw) del Nome risponde alla configurazione:
L'Appeso - il Mago - l'Innamorato
da cui la riflessione che nasce dalle domande poste da questi arcani: chiede l'Appeso (sosta, meditazione, dono di se stessi) che cosa devo sacrificare? che cosa devo dare di me stesso? cosa devo fermare? cosa devo ascoltare? verso quale punto devo rivolgere la mia ricerca interiore? chiede il Mago (l'inizio, la scelta): che cosa sto cominciando a fare? che cosa sto scegliendo? come posso canalizzare la mia energia? chiede l'innamorato (l'androgino divino, il libero arbitrio, la ricerca della Luce): in quali relazioni sono coinvolto? che scelte devo operare?  
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra l'11 e il 16 giugno. L'angelo Lauviah 2 appartiene al Coro degli Angeli Troni guidato dall'Arcangelo Binah, o Binael. Il segno dei Gemelli nel suo complesso, e questa decade in particolare (11-21 giugno) cadono entrambi sotto l'influenza del potente Arcangelo Michele.
Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Lauviah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita.

Nel caso particolare di questo angelo, inoltre, ricordo che è opportuno conoscere e invocare anche la sua energia "gemella", che trovate QUI.
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono Giacomo Matteotti e Giuseppe Basile, politici; Mario D'Aleo, carabiniere; Francesco Cecchin, attivista politico.