perché il semplice saperlo è un seme; se il terreno è pronto una verità che lo incontra vi si annida e inizia a germogliare

Nel nome del Signore, Dio d’Israel, sia Michael alla mia destra, Gabriel alla mia sinistra, dinanzi a me Uriel, dietro a me Raphael.

E sopra la mia testa la divina presenza di Dio. (preghiera ebraica)

martedì 27 dicembre 2011

Poyel, angelo 56, dei nati dal 27 al 31 dicembre

Poyel, o Phuwiy’el, è il 56esimo Soffio e l'ottavo raggio angelico nel Coro venusiano degli Angeli Principati, nel quale amministra le energie della Luna. Il suo elemento è la Terra; ha domicilio Zodiacale dal 5°al 10° del Capricorno ed è l'Angelo Custode dei nati dal 27 al 31 dicembre. I sei Angeli Custodi del Capricorno sono potenze che collettivamente fanno dei loro nati individui seri, dotati di pazienza e senso di responsabilità. Si tratta inoltre di persone ambiziose in senso positivo, in grado si portare a buon fine i loro progetti con silenziosa ponderazione
Il nome di Poyel significa “Dio che sostiene l'Universo"
Il dono dispensato da Poyel è l'insieme costituito da TALENTO, FORTUNA e MODESTIA.
Questo angelo è considerato latore dei doni della Provvidenza: domina sulla fortuna, la speranza e l'ottimismo. Poyel concretizza le energie della Luna, le forze inconscie che formano le immagini della nostra interiorità, ed è l'Angelo più generoso e seducente, assegnato a coloro che ne hanno meritato la guida agendo bene nelle vite precedenti. Egli offre ai suoi protetti i doni più preziosi, recando in sè le energie di Venere (Bellezza e Salute), di Urano (Amore) e di Giove (Abbondanza e Potere). Tutto questo è offerto a queste anime perché esse possano proiettarlo all'esterno, facendo partecipi gli altri della loro piena realizzazione. Secondo Haziel questo Angelo elargisce a pioggia un’autentica profluvie di ricchezze, bellezza e armonia, tramite la fonte ineffabile dei nostri sentimenti; egli d’altronde ha il compito di sbloccare sentimenti cosmici, per metterli a disposizione dell’individuo. Questi pertanto sarà educato, raffinato, compito, non per costrizione o formazione, bensi’ per un suo modo di essere innato (...); darà prova di notevole perizia in tutte le attività nelle quali i sentimenti costituiscono un fattore di portata determinante; sarebbe errato, tuttavia, parlare in termini di vocazione, giacché la Volontà del soggetto sarà in qualche misura orientata dalla forza dell’amore irraggiata da un Angelo mirabile quale è Poyel. Ma, aggiunge, l'azione dell'angelo potrà essere ritardata da qualche attaccamento che àncora la persona al mondo interiore delle sue radici o dell'infanzia; soprattutto alla madre, a cui questi nati potranno rivolgere un amore così intenso da creare un ostacolo all'aprirsi verso l'esterno, all'amore adulto. La preghiera a Poyel è lo strumento in grado di sbloccare questi sentimenti.  Secondo Sibaldi questo blocco si può anche descrivere come una paura di affrontare la bruttezza del mondo, e rappresenta invece lo sprone a guardare più profonsamente in se stessi. Sappiamo che secondo la Kabbalah tre versetti dell'Esodo (ciascuno composto da 72 lettere), celano il codice dei 72 Nomi di Dio; e precisamente i versetti 19, 20 e 21 del capitolo 14. Riguardo alle origini delle lettere nel trigramma-radice di questo Nome, peh-waw-yod, la Peh (bocca) proviene da: "Anche la colonna di nube che li precedeva si mosse e dal davanti passò indietro" (Esodo, 14, 19).  La Vav (gancio) viene da (Esodo, 14, 20): "venendosi a trovare fra l'accampamento degli Egiziani e quello di Israele"; mentre la Yod (mano) proviene da (Esodo 14, 21): "e l'Eterno, durante tutta la notte, ritirò (prosciugò) il mare con forte vento da Oriente". Il rebus formato da queste 3 lettere, in relazione alla loro origine, dà l'immagine del controllo delle emozioni. Questi segni suggerisono inoltre che questo angelo ispiri la parola che conforta (interpr. Muller-Baudat).
Poyel secondo Sibaldi
Sibaldi vede, nella radice peh-waw-yod del Nome il concetto: "la mia bocca si chiude per l’indignazione".

giovedì 22 dicembre 2011

Mebahiah, angelo 55, dei nati dal 22 al 26 dicembre

Mebahiah, o Mebahiyah, è il 55esimo Soffio e il settimo raggio angelico nel Coro venusiano degli Angeli Principati, nel quale amministra le energie di Mercurio. Il suo elemento è la Terra; ha domicilio Zodiacale dallo 0 al 5° del Capricorno ed è l'Angelo Custode dei nati dal 22 al 26 dicembre. I sei Angeli Custodi del Capricorno sono potenze che collettivamente fanno dei loro nati individui seri, dotati di pazienza e senso di responsabilità. Si tratta inoltre di persone ambiziose in senso positivo, in grado si portare a buon fine i loro progetti con silenziosa ponderazione
Il nome di Mebahiah significa “Dio eterno"
Il dono dispensato da Mebahiah è la LUCIDITA' INTELLETTUALE.

Mebahiah domina sulla morale e ispira un comportamento esemplare. Dice Haziel che questo Angelo stimola l’esteriorizzazione dei pensieri più nobili dell’individuo, quelli che egli stesso avrà elaborato. Ciò significa che la bellezza dei suoi pensieri dipenderà direttamente dalla qualità delle sue riserve mentali interiori. Se infatti il suo intelletto (ovvero il suo Corpus mentale) fosse colmo di contenuti mediocri o tetramente ambigui, l’Angelo stenterebbe a pervenire a esiti soddisfacenti. Ma colui che gli si affida pienamente si esprimerà con grazia e cortesia, e alla fine saprà estrarre dal Pensiero Divino (infuso dall’Angelo) la parte più preziosa; egli possiede il dono dell’immagine, ed il suo eloquio sarà percorso da esempi che faciliteranno la comprensione delle idee. Saprà dunque esprimersi con la parola e col ricorso ai simboli. In altre parole, che facciano i giornalisti o i politici, i protetti da Mebahiah potranno avere ascendente sui loro simili e, se metteranno l'intelligenza e il pensiero al servizio della verità e di progetti importanti, otterranno da lui piena riuscita. L'unione delle energie venusiane e mercuriali, infatti, fà si che l'energia di questo angelo porti fecondità (Venere) ed eloquenza (Mercurio); aiuta a lasciarci guidare dalla Grazia; infonde idee chiare e la capacità di regolamentare i desideri. Concede la facoltà di giudicare con lucidità e intelligenza accogliendo nuovi concetti senza pregiudizi.

sabato 17 dicembre 2011

Nithael, angelo 54, dei nati dal 17 al 21 dicembre

Nithael, o Niyathel, o Niyitha’el, è il 54esimo Soffio e il sesto raggio angelico nel Coro venusiano degli Angeli Principati, nel quale amministra le energie di Venere. Il suo elemento è il Fuoco; ha domicilio Zodiacale dal 25° al 30 ° del Sagittario ed è l'Angelo Custode dei nati dal 17 al 21 dicembre. I sei Angeli Custodi del Sagittario sono potenze che collettivamente fanno dei loro nati persone leali, gentili, energiche e indipendenti, capaci di gestire il potere ma anche di essere generosi con i deboli gli oppressi; orgogliosi e impulsivi, questi nati sono anche pronti a dimenticare i torti. Nithael è anche l’ultimo fra gli angeli Principati che appartenga al gruppo dei 6 angeli della Costellazione del Sagittario: i quali, secondo Sibaldi, hanno anche la specifica caratteristica di essere accomunati da qualità molto simili tra loro, il che non si riscontra nelle energie angeliche di nessun altro segno zodiacale; è semmai molto raro che due Angeli dello stesso segno si somiglino. Questi 6 Principati, invece, sembrano essere una sorta di variazione sullo stesso tema esistenziale, che Sibaldi chiama "il Castello": quello che sembra rappresentato, fra 2 torri, nel pittogramma delle 3 lettere-radice del Nome di Vehuel (il primo dei Principati). E aggiunge che i Principati, appunto, sono gli Angeli della Bellezza: Dante, nel pieno rispetto della Qabbalah, li colloca nel terzo cielo del Paradiso, quello di Venere. La bellezza è quel qualcosa che si coglie nelle forme, ma che supera le forme stesse: e tutti i loro protetti sembrano appunto porsi, sul piano esistenziale, come "in alto" rispetto agli altri, in quanto cercano in se stessi una forma di identità più alta, più grande del semplice «io». Se per moltissimi che si accontentano di appartenere a un qualche «noi» (nazione, squadra, azienda, famiglia, religione, razza) l’«io» non è ancora nemmeno considerato, e per molti altri ancora l’«io» è un punto di arrivo (già riuscire a essere se stessi è una grande conquista), per i nati sotto questi angeli l’io è addirittura una porta, l’inizio di una via, oltre la quale sono impazienti di avventurarsi. Perciò il «noi» può annoiarli e opprimerli, così come fermarsi alla semplice accettazione e soddisfazione dell’«io». 
Il nome di Nithael significa “Re dei Cieli"
Il dono dispensato da Nithael è l'EREDITA'.
Nithael dispensa le energie di Venere nel coro venusiano dei Principati: è dunque un angelo pienamente venusiano, apportatore di Bellezza, arte e sensibilità; domina infatti sui talenti artistici ed estetici, viene considerato l’angelo che aiuta a percepire la nobiltà di cuore, e può anche dispensare una capacità di rigenerazione che aiuta a preservare in sè la giovinezza; dona centratura, capacità di accogliere gli altri, aiuta a conseguire celebrità e prestigio.  
Dice Haziel, infatti, che l'angelo Nithael infonde la bellezza, la delicatezza, la grazia, il senso artistico e tutti i poteri emanati dai Turbini di Vita della Colonna di Destra dell’Albero della Vita. I suoi protetti recheranno questi valori al mondo materiale, che grazie a loro li rifletterà in modo splendente, abbagliante, perché questo Angelo accorda ai suoi protetti il comando sulle Forze Spirituali di questa Colonna. E' il potere di cui disponeva il Re Salomone. (...) assicura l'amicizia delle persone fortunate, che favorisce la prosperità in generale, morale e materiale. Si può dire anche che Nithael sia l'angelo del denaro, inteso come potere sociale e mondano. La persona (...) amerà dunque le cose belle e l'eleganza. Ma purtroppo non tutti comprendono la vera natura di questi doni, che sono solo simbolo e riflesso di beni più splendenti, e vanno utilizzati per portare benessere comune e luce spirituale. Può dunque capitare che molti nati sotto questo Angelo la fraintendano, finendo per attaccarsi così ai beni materiali e alla loro conservazione, ed è in tale congiuntura, prosegue Haziel, che l'Angelo dell'Abisso contrario a Nithael ha la possibilità di esercitare il proprio influsso negativo.
Sappiamo che secondo la Kabbalah tre versetti dell'Esodo (ciascuno composto da 72 lettere), celano il codice dei 72 Nomi di Dio; e precisamente i versetti 19, 20 e 21 del capitolo 14. Riguardo alle origini delle lettere nel trigramma-radice di questo Nome, nun-yod-thaw, la Nun (pesce) proviene da: "Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro" (Esodo, 14, 19).  La Yod (mano) viene da (Esodo, 14, 20): "venendosi a trovare fra l'accampamento degli Egiziani e quello di Israele"; mentre la Thaw (croce) proviene da (Esodo 14, 21): "e l'Eterno, durante tutta la notte, ritirò (prosciugò) il mare con forte vento da Oriente". Questi segni suggeriscono che questo angelo aiuti la rigenerazione dell’energia vitale (interpr. Muller-Baudat).
Nithael secondo Sibaldi
Sibaldi vede, nella radice nun-yod-thaw del Nome il concetto: "il mio agire è fruttuoso quando guardo oltre ciò che già esiste", e - ricordando che il primo esperimento di volo dei fratelli Wright, oltre cent’anni fa, ebbe luogo un 17 dicembre, dice: l’era del volo a motore non sarebbe potuta cominciare sotto migliori auspici celesti: Niyitha’el è infatti l’Angelo dei nuovi cammini. I suoi protetti guardano impazienti sia il proprio orizzonte interiore, sia gli orizzonti di cui il loro tempo si è accontentato, e fin dove giunge lo sguardo non trovano nulla che dia senso alla loro vita. È come se ciò che la gente già sa intralciasse la visuale dei Niyitha’el; le certezze li opprimono, non c’è posto, nel loro animo, per cose come l’eccessiva stabilità, il senso di sicurezza, di protezione. Guido Gozzano era Niyitha’el, e ciò che lo rende tanto incantevole in certe sue famose liriche (scritte negli stessi anni degli esperimenti dei Wright) è proprio quel suo modo di guardare alla quieta vita borghese come a un oppio, o addirittura a un veleno, dolciastro e mortale, con cui tanti si suicidano e lui no: «Dove andrà?» – «Dove andrò? Non so… Vïaggio. / Vïaggio per fuggire altro vïaggio… / Oltre Marocco, ad isolette strane, / ricche in essenze, in datteri, in banane, / perdute nell’Atlantico selvaggio…» (La signorina Felicita). Si, viaggiare! Compose un libro di liriche sulle farfalle (poter volare!) e poi partì per l’India, per contemplare le montagne più alte del mondo. I Niyitha’el non possono che sorridere, riconoscendo nella sua opera poetica tutta la gamma emozionale di quelle esitazioni che possono trattenerli anche per decenni, prima del decollo – come risulta anche, in versione pop, dalla canzone più memorabile della Niyitha’el Gigliola Cinquetti, “Non ho l’età”. E quando finalmente decidono di averla, l’età, allora partire, per loro, è smettere di morire. Diventano d’un tratto i massimi esperti della Provvidenza, che com’è noto assiste e finanzia soltanto chi si mette in gioco. Scoprono in se stessi un’energia tanto più strabiliante quanto più si lasciano indietro qualche limite: “La Terra il Mare il Cielo l’Universo”, per usare un altro verso gozzaniano, da “In morte di Giulio Verne”. Si pensi al Niyitha’el Steven Spielberg. Gioiscono anche nel fermarsi, al di là di qualche confine appena superato (geografico, estetico o morale: non fa grande differenza per loro), per dare lezioni di coraggio a chi non l’ha varcato: come Paul Klee, nell’arte astratta; o Jean Genet, con la sua vita di scandali. Non per nulla il loro santo è il Niyitha’el Thomas Becket, l’arcivescovo di Canterbury, che preferì farsi uccidere piuttosto che sottomettersi agli ordini del suo re. E fu il Niyitha’el Paracelso il primo a sostenere che i processi chimici sono gli stessi nel nostro corpo e nella natura (che voglia d’immenso!), e venne perciò sbeffeggiato dai colleghi nelle università d’allora; per tutta risposta, diede scandalo mettendosi a insegnare in lingua popolare – in tedesco – invece che in latino, allora d’obbligo. Viaggiò a lungo, fino in Russia, Asia e Africa, sempre insofferente di ogni autorità. “Alterius non sit, qui suus esse potest”, era il suo motto: non decida di appartenere a un altro, chi può appartenere a se stesso! Perfetto talismano contro la peggiore tentazione dei Niyitha’el, che è quella di placarsi, di non cercare più. Fino a che osano più di chi li circonda, anche i loro difetti possono risultare pregi: i modi provocatori, la testardaggine, l’ambizione, e addirittura la frettolosità con cui liquidano le opinioni altrui, non appena vi annusano tracce di conformismo…   All’opposto, questi difetti possono divenire altrettanti tormenti per loro stessi e soprattutto per gli altri, quando i Niyitha’el, invece di partire, rimangono, o invece di insubordinarsi si adeguano: la loro ambizione si trasforma allora in ansia, in terrore di perdere il poco che hanno (è sempre poco, per loro), e in gelosia, in invidia; la testardaggine, in stupidità; la voglia di provocare, in cinica rabbia, prodromo di depressione. In buona parte di loro, tale trasformazione è d’altronde ciclica: l’umore cupo riappare ogni volta che rallentano, e svanisce quando ricominciano ad accelerare. Tutt’altro che facile è la loro vita sentimentale; il matrimonio, specialmente, li delude con grande rapidità. Deleterio è per loro qualsiasi lavoro fisso che non implichi, oltre ai viaggi, anche rischi o frequenti imprevisti. E guai ad averli come capi: la costanza e i compromessi che la carriera avrà loro imposto non potranno non averli incattiviti, e l’idea stessa di avere dei sottoposti – di doversi adattare ai tempi, ai limiti altrui – li farà sentire perennemente come aquile in trappola, disperate, penose. Sono nati per essere liberi, e grandiosi, cosa che potranno ottenere dispiegando i loro talenti, con piena fiducia in se stessi. E con quel pizzico di distacco che possa nutrire in loro, da un lato, l’indipendenza dal denaro; dall’altro la tolleranza e la generosità verso gli altri.
Qualità di Nithael e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità che sviluppa Nithael sono rispetto dei valori, amore per la Legge e la legalità, galanteria, tenerezza, sentimenti religiosi, nobiltà d'animo, dolcezza, gioia, stabilità, prestigio, eloquenza. Concede fama attraverso le proprie opere, reputazione nel mondo scientifico e dell'arte, benevolenza e favori accordati da persone autorevoli o dalle autorità dello Stato. Accorda inoltre protezione dai pericoli, aiuto divino nelle difficoltà e la capacità di portare aiuto ai sofferenti. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario a Nitahel si chiama Omet e rappresenta l'astio contro l'autorità e chi la detiene, dunque anche astio o invidia contro chi detiene mezzi e poteri. Causa rovesci di fortuna, attaccamento, invidia, rovina, rivoluzioni e illegalità, nonché distruzione dei rapporti, sconvolgimenti in ogni campo della vita degli uomini. 
Meditazione associata al Nome: la morte della morte
La meditazione associata a Nithael si chiama “la morte della morte”. Secondo la Kabbalah questo Nome fornisce lo strumento meditativo più efficace a contrastare nella propria vita il senso di morte, l’angoscia e il blocco che in un determinato momento della vita può essere collegato a qualcosa che finisce. Il potere della morte non si limita infatti al corpo fisico. Essa si manifesta anche nei processi della vita, ad esempio nella fine di un'amicizia, nel fallimento di un'impresa, nello scioglimento di un matrimonio. Quando le cose finiscono, o cose buone corrono il rischio di finire, questo Nome caccia la morte. Meditazione • Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: Per il potere di questo Nome focalizzo ora la mia attenzione e medito con totale adesione e certezza sull'assoluta e definitiva scomparsa dell'angelo della morte.
Esortazione angelica
Nithael esorta a riconoscere, nei beni e nelle gioie terrene, il riflesso della Bellezza divina; a non temere la morte e la fine dei beni, consapevoli che la vita si estende ben oltre le percezioni fisiche: esorta alla gratitudine per la Bellezza, a invocare per tutti una felicità fatta di potere e di splendore, a prodigarsi in prima persona, tramite i propri talenti, per diffondere la bellezza nel mondo. 
Giorni e orari di Nithael
Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Nithael è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 2 marzo, 14 maggio, 28 luglio, 10 ottobre, 21 dicembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h.17.40 alle 18.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Nithael è il versetto il 19° versetto del Salmo 102: Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono e il suo regno su tutto l'universo domina (Dominus in coelo paravit sedem suam; et regnum ipsius omnibus dominabitur).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. In questo caso la radice nun-yod-thaw risponde alla configurazione: "la Temperanza - la Ruota della fortuna - il Matto", da cui la riflessione interiore suggerita dalle domande rivolte da questi arcani. Chiede la Temperanza (protezione, circolazione, guarigione): cosa mi protegge? quale rapporto devo mantenere con me stesso? cosa devo curare? chiede la Ruota (il ciclo del mutamento): che ciclo si è concluso, cosa devo cambiare? quali sono le mie opportunità? cosa mi aiuta? cosa sto ripetendo? quale enigma emozionale mi blocca? chiede il Matto (libertà, grande apporto di energia): da cosa mi sto liberando? da cosa devo liberarmi? Come posso canalizzare la mia energia? Da notare che questa carta, associata alla lettera 22 dell’alfabeto ebraico, in realtà non ha numero: è quella che nelle carte chiamiamo il “jolly”. Rappresenta dunque l’energia originaria senza limiti: la libertà totale, perfino la follia, il caos, ma anche l’impulso creatore fondamentale. Questa carta rappresenta l’eterno viaggiatore che cammina per il mondo senza legami e senza nazionalità, la cui frase chiave, secondo Jodorowsky, potrebbe essere: “tutte le vie sono la mia via”. Ma attenzione!.. nella sua chiave negativa rappresenta anche la forza che induce a camminare senza meta, verso la distruzione; sta a noi diventare coscienti della forza creatrice che possediamo e saperla orientare senza disperderla.
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 17 e il 21 dicembre. L'angelo Nithael appartiene al Coro degli Angeli Principati guidato dall'Arcangelo Haniel. Il segno del sagittario e la decade che qui interessa (13-21 dicembre) cadono entrambi sotto il gioioso Arcangelo Hesediel. Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Nithael. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita. 
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono Giuseppe Borsellino, imprenditore; Alfio Zapalà, guardia giurata; e i cittadini vittime della strage di Canicattì


martedì 13 dicembre 2011

Nanael, angelo 53, dei nati dal 13 al 16 dicembre

Nanael, o Nanel, o Ninael, o Nana’e’el, è il 53esimo Soffio e il quinto raggio angelico nel Coro venusiano degli Angeli Principati, nel quale amministra le energie del Sole. Il suo elemento è il Fuoco; ha domicilio Zodiacale dal 20° al 25 ° del Sagittario ed è l'Angelo Custode dei nati dal 13 al 16 dicembre. I sei Angeli Custodi del Sagittario sono potenze che collettivamente fanno dei loro nati persone leali, gentili, energiche e indipendenti, capaci di gestire il potere ma anche di essere generosi con i deboli gli oppressi; orgogliosi e impulsivi, questi nati sono anche pronti a dimenticare i torti. Secondo Sibaldi i 6 angeli del Sagittario hanno anche una caratteristica specifica: sono accomunati da qualità molto simili tra loro, il che non si riscontra nelle energie angeliche di nessun altro segno zodiacale: è semmai molto raro che due Angeli dello stesso segno si somiglino. Questi 6 Principati, invece, sembrano essere una sorta di variazione sullo stesso tema esistenziale, che Sibaldi chiama "il Castello": quello che sembra rappresentato, fra 2 torri, nel pittogramma delle 3 lettere-radice del Nome di Vehuel (il primo dei Principati). E aggiunge che i Principati, appunto, sono gli Angeli della Bellezza: Dante, nel pieno rispetto della Qabbalah, li colloca nel terzo cielo del Paradiso, quello di Venere. La bellezza è quel qualcosa che si coglie nelle forme, ma che supera le forme stesse: e tutti i loro protetti sembrano appunto porsi, sul piano esistenziale, come "in alto" rispetto agli altri, in quanto cercano in se stessi una forma di identità più alta, più grande del semplice «io». Se per moltissimi che si accontentano di appartenere a un qualche «noi» (nazione, squadra, azienda, famiglia, religione, razza) l’«io» non è ancora nemmeno considerato, e per molti altri ancora l’«io» è un punto di arrivo (già riuscire a essere se stessi è una grande conquista), per i nati sotto questi angeli l’io è addirittura una porta, l’inizio di una via, oltre la quale sono impazienti di avventurarsi. Perciò il «noi» può annoiarli e opprimerli, così come fermarsi alla semplice accettazione e soddisfazione dell’«io». 
Il nome di Nanael significa “Dio di conoscenza, che ridimensiona gli orgogliosi"
Il dono dispensato da Nanael è la COMUNIONE, o la COMUNICAZIONE SPIRITUALE.
Nanael, rappresentando l'aspetto solare delle energie venusiane del Coro dei Principati, è l'Angelo più splendente e luminoso (insieme a Vehuel). Secondo la tradizione egli permette di vedere Dio e di salire i 22 gradini della scala di Giacobbe (in effetti è considerato, tra l'altro, anche l'angelo che favorisce lo studio delle scienze occulte), e concede i poteri per trasferire sulla Terra l'ordine e la perfezione celesti. Conoscere la Verità che sta in alto darà al suo protetto la possibilità di esprimere in Basso ciò che è giusto, orientando l'individuo verso la magistratura e dando il talento e la vocazione per le professioni legate alla giustizia. Ma le persone ispirate da questo angelo non applicheranno la Legge con la severità dell'Antico Taglione, bensì secondo la regola della giustizia nell'amore portata dal Cristo. Dice Haziel che l'energia dispensata da Nanael intensifica l'amore per le regole del Disegno Divino; il risultato di tale amore, logico e naturale, risolvendosi in una condotta in armonia con tali regole, verrà a costituire la base di un comportamento religioso - spirituale che segna il fiorire di qualsivoglia persona animata da spirito religioso, nonché da sentimenti nobili ed elevati. La persona in questione avrà una spiccata inclinazione per l'ordine, l'ordine vero, quello che emana da regole eterne. In sostanza, chi è soggetto all'influsso di quest'Angelo sarà ligio ai principi di una morale di altissimo livello. Dal canto suo la società ricambierà dimostrando grande amore a queste persone: i Nanael sono festeggiati, celebrati, adorati, fatti oggetto di premure da tantissime persone; anche se non tutti loro sono necessariamente degli "assi", essi beneficeranno di un affetto sincero e prezioso di persone che riuniscono in sè le peculiarità dell'angelo Imamiah (che precede Nanael) e dell'Arcangelo Haniel: ossia individui affabili, ricchi, felici, di buon carattere e bell'aspetto. Non per niente Haniel e i suoi Principati rappresentano la fase finale delle forze attive nei Turbini della colonna di destra dell'Albero della Vita, i cui valori si situano nella sfera energetica di Venere.
Sappiamo che secondo la Kabbalah tre versetti dell'Esodo (ciascuno composto da 72 lettere), celano il codice dei 72 Nomi di Dio; e precisamente i versetti 19, 20 e 21 del capitolo 14. Riguardo alle origini delle lettere nel trigramma-radice di questo Nome, nun-nun-aleph, la prima Nun (pesce) proviene da: "Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro" (Esodo, 14, 19).  La seconda Nun viene da (Esodo, 14, 20): "venendosi a trovare fra l'accampamento degli Egiziani e quello di Israele"; mentre l'Aleph proviene da (Esodo 14, 21): "e l'Eterno, durante tutta la notte, ritirò (prosciugò) il mare con forte vento da Oriente". Il rebus formato da queste 3 lettere, in relazione alla loro origine, dà l'immagine dell'umiltà e suggerisce che questo angelo aiuti nella meditazione (interpr. Muller-Baudat).
Nanael secondo Sibaldi
Sibaldi vede, nella radice nun-nun-aleph del Nome il concetto: "Soltanto nelle grandi opere il mio spirito agisce", e porta ad esempio la Tour Eiffel (costruita a Parigi nel 1889 dal Nana’e’el Alexandre- Gustave Eiffel), dicendo che quest'opera dovrebbe ispirare i protetti di questo Angelo. Perché quella installazione fu tra i monumenti più fortunati al mondo (seconda solo, per popolarità, alla Statua della Libertà, a cui pure Eiffel dette il suo contributo), e divenne l’emblema di una capitale, di uno stile, dei tempi moderni d’allora: la si amò tanto più dolcemente, quanto più ci si accorse della sua assoluta inutilità e mancanza di significato, della sua boria – che ancor oggi suscita un irresistibile sorriso – e di tutto il vuoto che contiene. Morale della Torre: non temano, i Nana’e’el, quello che ogni altro dovrebbe temere, e cioè di apparire palloni gonfiati, giacché nessuno saprebbe farlo meglio e più a proposito di loro. Il loro successo (e sono nati per il successo) dipende esclusivamente dalla loro capacità di pensare in grande, non importa in quale campo: conoscono certi segreti della statica e della dinamica, per i quali quanto più voluminoso è ciò che hanno in mente, tanto più risulterà leggero e agile – e si dà il caso, infatti, che la pressione esercitata a terra dalla Torre Eiffel equivalga a quella di un uomo seduto su una sedia. Viceversa, quanto più modesta sarà la loro immaginazione, tanto più avvertiranno il peso della materia: e non vi è nulla che opprima e schiacci talmente i Nana’e’el come le piccole cose quotidiane, e nulla in cui possano star certi di fallire, come nel progettare affari di poco conto. Ciò rende, di solito, molto difficili i loro inizi, quando ancora nessuno si fida di loro, e i capitali e gli intenti delle loro iniziative sono necessariamente modesti: corrono il rischio di non salpare mai, tanto li deprime il piccolo cabotaggio. È bene che saltino senz’altro le prime fasi, che azzardino spacconate, scavalcando apprendistati e gerarchie e puntando direttamente al massimo. In quale campo non importa, purché abbia in qualche modo a che fare con l’architettura, con la costruzione: di edifici o di reti di comunicazione, di forme d’arte o di strategie commerciali, di oggetti d’uso o di programmi di formazione. Quanto ai finanziamenti, li troveranno senz’altro: vi è infatti una particolare ispirazione che guida sempre i Nana’e’el con grandi idee, e fa sì che i loro progetti siano perfettamente in consonanza con ciò che la maggior parte dei loro connazionali predilige o è pronta ad apprezzare in quel preciso momento. Non è solo fortuna. È che fin da adolescenti i Nana’e’el sanno vivere in armonia con la maggioranza, condividendone del tutto naturalmente il modo di sentire. In un certo senso, possiamo dire che pensino soltanto in grande in ogni aspetto della loro esistenza. Se, per esempio, hanno interessi spirituali, si riconosceranno fiduciosamente nella religione predominante nel Paese in cui risiedono; se hanno passioni politiche, aderiranno senz’altro al partito di governo. I loro obiettivi personali si calibreranno sempre sui livelli di prestigio che, nel loro tempo, sono considerati desiderabili; e anche nella sfera privata, tutto ciò che potrebbe piacere a minoranze, sia passatiste sia troppo progressiste, incontrerà il loro deciso sfavore. Non possono fare altrimenti. Il Nana’e’el Gustave Flaubert raffigurò limpidamente, in Madame Bovary, il tragico dissidio tra la protagonista e i valori, i doveri che nel suo ambiente la maggioranza, appunto, riteneva necessari: Emma Bovary non amava il marito, cercava qualcuno, qualcosa che le permettesse di sottrarsi alla vita in provincia, ma riuscì soltanto a correre verso la rovina, proprio perché, in animi nanaeliani come il suo, nulla, nemmeno il disamore, è più potente del conformismo. Non tentino la fuga, dunque, questi colossi: si radichino bene, e prospereranno. Infine, oltre che nel corpo sociale, è indispensabile che imparino a trovarsi benissimo anche nel loro corpo fisico: vale anche qui quello stesso magnifico rapporto nanaeliano tra grandiosità ed efficacia. Quanto maggiore, infatti, è l’importanza che sanno attribuire alle proprie doti fisiche, tanto più sicuramente le avranno sempre al proprio servizio: si pensi non soltanto alla voce sapiente del Nana’e’el Frank Sinatra, ma anche all’affascinante sicurezza che sapeva emanare da ogni tratto del suo corpo, la cui gracilità non sembrò mai imbarazzarlo minimamente. E viceversa, quando il corpo appare loro un fatto trascurabile, perché tentano di trascenderlo per le esigenze dell’anima, ne vengono regolarmente traditi: celeberrimo il caso del Nana’e’el Beethoven, che divenne sordo poco dopo i trent’anni, come se le sue fibre avessero voluto punirlo per lo slancio eccessivo, quasi mistico, della sua spiritualità. Davvero la materia è la chiave di volta dei destini nanaeliani. Lo scrittore inglese Arthur C. Clarke (nato il 16) lo aveva intuito, certamente, quando in 2001: Odissea nello spazio narrò il duello tra l’astronauta e il suo computer HAL: anche lì, l’astronauta simboleggiava la mente, l’anima che tenta di opporsi alla materia, e riesce a disattivarla, sì, ma solo per perdersi poi nell’infinito. E non volle fare qualcosa di simile anche il Nana’e’el Nerone? Il suo ordine di incendiare Roma fu un’altra rivolta contro la materia; e poi si perse nella follia e nella catastrofe. Serva anche questo  da monito: nessuna fuga, piedi saldamente piantati a terra, petto in fuori e geniali occhiate verso nuove e vastissime imprese costruttive: sono gli ingredienti essenziali del benessere dei Nana’e’el, e certamente anche del benessere di chi li circonda.
Qualità di Nanael e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità che sviluppa Nanael sono amore per la verità e per la vita, amore di DIO e delle sue creazioni, pace interiore, servizio disinteressato all'umanità, comprensione delle scienze astratte e dell'esoterismo; ma anche senso pratico e progettualità. Nanael dona inoltre ispirazione ai costruttori, agli avvocati e ai magistrati, concede di apprezzare il silenzio e di trovare alloggio in luoghi al riparo dal clamore. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Abadir e rappresenta l'ingiustizia e il disprezzo della conoscenza. Ispira l'ignoranza e l'avversione nei confronti della cultura; causa narcisismo, confusione, ricerca dello stordimento, ignoranza dell'altro, separatezza, difficoltà di comunicazione.
Meditazione associata al Nome: niente programmi 
La meditazione associata a Nanael si chiama "niente programmi": riferendosi con ciò a qualunque genere di aspettativa possiamo crearci riguardo a quello che possiamo ricevere dagli altri. Secondo il detto "non sappia la destra cosa fa la sinistra" ogni nostro gesto deve essere il più possibile improntato a una condivisione che viene attuata senza secondi fini, senza aspettarsi per ciò nemmeno riconoscimenti morali: ma solo perché siamo davvero consapevoli che siamo "uno", che nel bilancio finale il "tuo" e il "mio" sono pure illusioni. La meditazione su queste lettere (nun-nun-aleph) è volta a far crescere in noi la gioia del dare, in modo totalmente indipendente da quello che possiamo riceverne "in cambio". Meditazione • Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: per l'enegia di questo Nome ogni forma di egoismo e ogni genere di secondo fine lasciano il posto a puri atti di amicizia, condivisione e amore incondizionato. Nella mia vita entrano amici veri e sinceri, così come io saprò esserlo per gli altri.
Esortazione angelica
Nanael esorta all'ottimismo, alla generosità e all'azione; a saper guardare verso le vere necessità della propria anima che sono perfettamente allineate con le necessità del mondo, volte a prodigarsi per il bene di tutti. 
Giorni e orari di Nanael
Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Nanael è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 29 febbraio, 13 maggio, 27 luglio, 9 ottobre, 20 dicembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h.17.20 alle 17.40. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Nanael è il versetto: Cognomi, Domine, quia aequitas iudicia tua, et in veritate humiliasti me (Sal.119,75 - lo so Signore, giusti sono i tuoi giudizi e con ragione mi hai umiliato).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. In questo caso la radice nun-nun-aleph risponde alla configurazione: "la Temperanza - la Temperanza - il Bagatto", da cui la riflessione interiore suggerita dalle domande rivolte da questi arcani. Chiede per ben due volte la Temperanza (protezione, circolazione, guarigione): cosa mi protegge? quale rapporto devo mantenere con me stesso? cosa devo curare? chiede il Bagatto (l'inizio e la scelta): cosa sto cominciando a fare? cosa sto scegliendo? quali sono le mie potenzialità?
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 13 e il 16 dicembre. L'angelo Nanael appartiene al Coro degli Angeli Principati guidato dall'Arcangelo Haniel. Il segno del sagittario e la decade che qui interessa (13-21 dicembre) cadono entrambi sotto il gioioso Arcangelo Hesediel. Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Nanael. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita. 
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono Alfonso Canzio, sindacalista; Prisco Palumbo, Vittorio Padovani e Sergio Bazzega, poliziotti.

giovedì 8 dicembre 2011

Imamiah, angelo 52, dei nati dall'8 al 12 dicembre

Imamiah, o ‘Imamiyah, è il 52esimo Soffio e il quarto raggio angelico nel Coro venusiano degli Angeli Principati, nel quale amministra le energie di Marte. Il suo elemento è il Fuoco; ha domicilio Zodiacale dal 15° al 20° del Sagittario ed è l'Angelo Custode dei nati dall'8 al 12 dicembre.
I sei Angeli Custodi del Sagittario sono potenze che collettivamente fanno dei loro nati persone leali, gentili, energiche e indipendenti, capaci di gestire il potere ma anche di essere generosi con i deboli gli oppressi; orgogliosi e impulsivi, questi nati sono anche pronti a dimenticare i torti. Secondo Sibaldi i 6 angeli del Sagittario hanno anche una caratteristica specifica: sono accomunati da qualità molto simili tra loro, il che non si riscontra nelle energie angeliche di nessun altro segno zodiacale: è semmai molto raro che due Angeli dello stesso segno si somiglino. Questi 
Principati, invece, sembrano essere una sorta di variazione sullo stesso tema esistenziale, che Sibaldi chiama "il Castello": quello che sembra rappresentato, fra 2 torri, nel pittogramma delle 3 lettere-radice del Nome di Vehuel (il primo dei Principati). E aggiunge che i Principati, appunto, 
sono gli Angeli della Bellezza: Dante, nel pieno rispetto della Qabbalah, li colloca nel terzo cielo del Paradiso, quello di Venere. La bellezza è quel qualcosa che si coglie nelle forme, ma che supera le forme stesse: e tutti i loro protetti sembrano appunto porsi, sul piano esistenziale, come "in alto" rispetto agli altri, in quanto cercano in se stessi una forma di identità più alta, più grande del semplice «io». Se per moltissimi che si accontentano di appartenere a un qualche «noi» (nazione, squadra, azienda, famiglia, religione, razza) l’«io» non è ancora nemmeno considerato, e per molti altri ancora l’«io» è un punto di arrivo (già riuscire a essere se stessi è una grande conquista), per i nati sotto questi angeli l’io è addirittura una porta (la Hé!), l’inizio di una via, oltre la quale sono impazienti di avventurarsi. Perciò il «noi» può annoiarli e opprimerli, così come fermarsi alla semplice accettazione e soddisfazione dell’«io». 
Il nome di Imamiah significa “Dio eleva al di sopra di tutto"
Il dono dispensato da Imamiah è l'AMNISTIA, o l'ESPIAZIONE.
Imamiah dispone del potere di armonizzare le energie di Marte (che rappresenta la forza e il lavoro), con quelle di Venere (che rappresenta l'amore, la dolcezza, la facilità). Se entrano in sintonia con lui, egli dona ai suoi protetti temperamento forte e spirito di sopportazione nelle avversità; guida a trovare la propria via tutti coloro che in buona fede cercano la verità. Dice Haziel che questo angelo accorda il piacere di ciò che è primordiale, l’anelito a quanto è divino; il desiderio di abbellire il mondo fisico e quello invisibile. Inoltre opera precipuamente sulle forme fisiche donando bellezza o fascino, come doti a garanzia di grazia e di successo. Dona la capacità di attingere la propria liberazione e compiere senza sforzo qualunque tipo di lavoro, successo nella vita sociale e nel soccorrere prigionieri o persone in situazioni difficili: Imamiah fa dei suoi protetti persone apportatrici di concordia, bellezza e armonia, capaci di dare alla Società tangibili attestazioni d’amore. L’energia dovuta a questo Angelo produce anche l’amore e la stima di sé, da cui discende la facoltà di essere stimati dagli altri.  
Sappiamo che secondo la Kabbalah tre versetti dell'Esodo (ciascuno composto da 72 lettere), celano il codice dei 72 Nomi di Dio; e precisamente i versetti 19, 20 e 21 del capitolo 14. Riguardo alle origini delle lettere nel trigramma-radice di questo Nome, ayin-mem-mem, la Ayin (occhio) proviene da: "Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro" (Esodo, 14, 19).  La prima Mem (acqua) viene da (Esodo, 14, 20): "venendosi a trovare fra l'accampamento degli Egiziani e quello di Israele"; mentre la seconda Mem proviene da (Esodo 14, 21): "e l'Eterno, durante tutta la notte, ritirò (prosciugò) il mare con forte vento da Oriente". Il rebus formato da queste 3 lettere, in relazione alla loro origine, dà l'immagine della pioggia che si avvicina; suggerisce inoltre che questo angelo aiuti a leggere nel più profondo dell'essere e a contemplare la potenza divina che si esprime nella natura (interpr. Muller-Baudat).
Imamiah secondo Sibaldi
Sibaldi vede, nella radice ayin-mem-mem del Nome il concetto: "Le apparenze limitano l’orizzonte" e avverte che il compito degli ‘Imamiyah è uno dei più difficili e scomodi dell’intero panorama angelologico. È l’Angelo dei prigionieri (quella doppia mem, nel Nome, è anche l’immagine di una doppia cinta di mura), degli schiavi, di chi ha attorno a sé un nemico soverchiante: e a capo del nemico, sulla porta del carcere, sta l’inganno, l’ayin, l’apparenza che nasconde solamente il nulla. Gli ‘Imamiyah devono imparare e insegnare ad accorgersi di quanto la vita dei loro simili venga a trovarsi spesso in una situazione del genere. La gente comune non lo vede, o se anche lo vede non vuol farci caso. Così, per esempio, né l’Occidente né gran parte della popolazione sovietica voleva accorgersi di quanto orribili fossero certi aspetti dello stalinismo e del poststalinismo, quando un fervido ‘Imamiyah come Solgenitsyn metteva a rischio la vita per denunciarli. Una lunga educazione all’accorgersi delle proprie schiavitù psicologiche e religiose sono anche i libri dello ‘Imamiyah Osho, che venne avvelenato – si dice – per aver scardinato troppe porte di quelle prigioni. Agli ‘Imamiyah, appunto, tocca in sorte innanzitutto imparare in che cosa consista l’oppressione: e questa è naturalmente, per la maggior parte di loro, la parte più dura. Pochi hanno la fortuna o l’accortezza di cominciare presto a interessarsi di ossessioni, fissazioni, fobie, sensi di colpa e vittimismo (dei più frequenti carcerieri, cioè, dell’uomo contemporaneo) e di armarsi preventivamente contro di essi. In genere, lo ‘Imamiyah si trova a sperimentare tutto questo di persona: e per anni è costretto, per la sua stessa sopravvivenza, a fare i conti con pesanti fantasmi della propria mente; o magari con gli incubi e le angosce di persone a lui vicine; oppure a subire situazioni di grande solitudine, di incomprensione, di marginalità. Scopre in tal modo che cosa significhi ritrovare se stessi, lottare, difendersi. Accumula ed esercita in questa scoperta un’immensa energia e finalmente – se tutto va bene – può cominciare a fare da guida ad altri. A volte è già piuttosto tardi, per lui, e certi ‘Imamiyah somigliano all’abate Faria ne Il conte di Montecristo: la poetessa Emily Dickinson, per esempio, che mai poté uscire dal suo villaggio natale, e le cui opere vennero pubblicate solamente postume. Altre volte il duro periodo di apprendistato li segna profondamente, fino a renderli cupi, aggressivi, impulsivi, distruttivi spesso, con anche la tendenza a imporre ad altri rapporti di dipendenza – come per un triste risarcimento, o per una brutta piega rimasta dai tempi delle loro personali schiavitù. Pressoché tutti, infine, possono apparire emotivamente chiusi, sfuggenti, con uno sguardo sospettoso e sarcastico su chiunque nel loro ambiente abbia pregi e prestigio – come se in qualche modo rubasse la scena a loro, che dopo così lunga maturazione interiore avrebbero tante cose da dire. Ne hanno, infatti. Qualunque sia la loro professione, li anima un preciso desiderio di opporsi, più o meno direttamente, a ogni forma di limitazione o anche autolimitazione della dignità umana: cercano e spesso trovano oppressori da smascherare, situazioni ingiuste alle quali ribellarsi. Sognano onestamente la riconquista di un Paradiso perduto, per usare il titolo dell’opera più famosa di John Milton, un ‘Imamiyah anche lui. Come terapeuti sono abilissimi, come sindacalisti e attivisti politici sono spesso esemplari, e in qualsiasi apparato di controllo o nelle forze dell’ordine possono rivelarsi preziosi. Tutto dipende, sempre, da quanto siano riusciti a liberare se stessi dai taglienti residui del loro istruttivo passato. Il più frequente dei loro rischi psicologici, quando cominciano a darsi da fare per gli altri, è l’idealizzazione eroica della propria figura: sentirsi troppo investiti di una missione non fa bene agli ‘Imamiyah. Il loro senso della realtà tende ad appannarsi, e mentre danno la caccia o aggrediscono un nemico, un oppressore (magari solamente presunto tale) o insegnano ad altri a liberarsi da plagi e prigionie, può capitar loro di non rendersi conto di venir presi essi stessi per individui opprimenti; fu così per un ‘Imamiyah dei più cupi e sventurati, il generale Custer, nella cui mente, forse, non balenò mai l’idea che fosse lui il nemico degli indiani, ben più di quanto gli indiani fossero nemici suoi. È necessario che si abituino a sorvegliarsi; che facciano il meno possibile di testa loro e trovino una causa, una Chiesa, un partito per il quale agire; e possibilmente che, tra tutte le armi per lottare contro le servitù, imparino a preferire l’ironia – che tra l’altro ha il vantaggio di potersi applicare, non appena sia necessario, anche contro chi la usa. Tutte queste cautele sono indispensabili per gli ‘Imamiyah, anche perché permettono loro di non eccedere nel senso di responsabilità personale: se agiscono in totale autonomia e si prendono troppo sul serio, tendono infatti a soverchiarsi di impegni e soprattutto di tensioni, fino a fiaccare la loro fibra fisica e nervosa.
Quanto agli ‘Imamiyah che non si sentono toccati da impulsi altruistici, sappiano che il loro destino non guadagna niente dall'egoismo; anzi ne potranno discendere cupe conseguenze. Non solo restano bloccati nella prima fase della loro crescita interiore – nella scoperta dell’oppressione, appunto, e passano così da una prigionia all’altra, nei loro rapporti umani, e da una fase ossessiva all’altra, nei loro rapporti con se stessi – ma cresce e ribolle in loro un’astiosità tutta speciale, rancorosa, invidiosa. Sviluppano la tendenza a trovarsi dei capi, per poi rapidamente tradirli; a incensare un amico e conquistarsene la fiducia, per poi calunniarlo. E non vi è legame, nemmeno famigliare, che ben presto non appaia loro come una trappola da cui liberarsi. Questa si materializza come l’ombra brutta del compito che avrebbero dovuto svolgere, e che per egoismo hanno mancato. È una compulsione, un altro carcere dunque: se vogliono venirne fuori si ricordino che tutto dipende da loro, abbiano il coraggio di un'inverione a U.
Qualità di Imamiah e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità che sviluppa Imamiah sono la propensione a riconoscere i propri errori, il saperli correggere e il riparare i danni causati. Dunque capacità di perdono, di rappacificarsi con i propri avversari, di soccorrere gli altri nelle difficoltà. Rigore, laboriosità, fede e senso del servizio, pazienza, coraggio, umiltà, semplicità. Tramite l'Invocazione è possibile ottenere da Imamiah, oltre a tutti i suoi i doni, liberazione dei prigionieri, viaggi utili e dilettevoli; inoltre la protezione da persone ostili, purché si sia nel giusto, oppure sinceramente pentiti per errori che hanno condotto all'ostilità. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Bacaron e rappresenta il desiderio sterile di rivalsa. Ispira orgoglio e animosità; causa limitazioni alla libertà, situazioni bloccate e senso di oppressione. Le distorsioni in cui, a causa sua, possono incorrere le personalità Imamiah sono instabilità e iper reattività emotiva, amore competitivo, relazioni troppo passionali e deviazioni sessuali, rigidità orgogliosa, intransigenza, severità eccessiva e conflittualità. 
Meditazione associata al Nome: passione 
La meditazione associata a Imamiah si chiama "passione": secondo la kabbalah infatti questo nome accende l'ardore. Per accedere davvero al potere della preghiera, abbiamo bisogno innanzitutto di un fuoco che ardendo nel cuore alimenti il fuoco dell'anima; come quello che alimentava l'Himamiah Emily Dickinson. Queste lettere (ayin-mem-mem) danno il potere di connettersi spiritualmente in modo sincero e secondo la giusta coscienza, sapendo guardare oltre le apparenze che limitano l'orizzonte. Meditazione • Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: per l'enegia di questo Nome si alimentano le fiamme della passione nel mio cuore e nella mia anima. Il potere di queste lettere mi trasmette la forza della sincerità, devozione e corretta coscienza nelle mie preghiere, meditazioni e connessioni spirituali.
Esortazione angelica
Imamiah esorta a osservare se stessi in profondità, cercando di comprendere i propri cambiamenti e dunque il vero significato che hanno le esperienze cui andiamo incontro e le conseguenze che determinano nella nostra vita. Guardando oltre le apparenze invita a prendere coscienza dei propri talenti e con fiducia a metterli al servizio del mondo e degli altri, senza eccedere nelle certezze, sempre attenti a mantenersi indulgenti ed aperti. 
Giorni e orari di Imamiah
Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Imamiah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 28 febbraio, 12 maggio, 26 luglio, 8 ottobre, 19 dicembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h.17.00 alle 17.20. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Imamiah è il 18° versetto del Salmo 7: Confitebor Domino secundum iustitiam eius et psallam nomini Domini, Altissimi (confiderò nel Signore secondo la sua giustizia e canterò il nome di Dio, l'Altissimo).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. In questo caso la radice ayin-mem-mem risponde alla configurazione: "la Torre - la Morte - la Morte", da cui la riflessione interiore suggerita dalle domande rivolte da questi arcani. Chiede La Torre o Casa di Dio: (l'apertura, l'emergere di ciò che stava chiuso): con chi o con che cosa devo rompere? da quale prigione mi sto liberando? quali energie si sbloccano dentro di me? quale gioia mi attende? chiede la Morte (trasformazione profonda, rivoluzione, chiusura di un ciclo), per ben due volte: qual'è la mia ira? cosa deve morire in me? cosa devo lasciar andare?
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra l'8 e il 12 dicembre. L'angelo Imamiah appartiene al Coro degli Angeli Principati guidato dall'Arcangelo Haniel. Il segno del sagittario cade sotto il gioioso Arcangelo Hesediel, mentre la decade che qui interessa (3-12 dicembre) è sotto l'Arcangelo guaritore Raffaele. Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Imamiah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita. 
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono Gaetano Giordano, commerciante; Marcello Torre, sindaco; e tutte le vittime della strage di piazza Fontana a Milano.

sabato 3 dicembre 2011

Hahasiah, angelo 51, dei nati dal 3 al 7 dicembre

Hahasiah, o Hahashiyah, è il 51esimo Soffio e il terzo raggio angelico nel Coro venusiano degli Angeli Principati, nel quale amministra le energie di Giove. Il suo elemento è il Fuoco; ha domicilio Zodiacale dal 10° al 15° del Sagittario ed è l'Angelo Custode dei nati dal 3 al 7 dicembre.
I sei Angeli Custodi del Sagittario sono potenze che collettivamente fanno dei loro nati persone leali, gentili, energiche e indipendenti, capaci di gestire il potere ma anche di essere generosi con i deboli e gli oppressi; orgogliosi e impulsivi, questi nati sono anche pronti a dimenticare i torti. Secondo Sibaldi i 6 angeli del Sagittario hanno anche una caratteristica specifica: sono accomunati da qualità molto simili tra loro, il che non si riscontra nelle energie angeliche di nessun altro segno zodiacale: è semmai molto raro che due Angeli dello stesso segno si somiglino. Questi 6 
Principati, invece, sembrano essere una sorta di variazione sullo stesso tema esistenziale, che Sibaldi chiama "il Castello": quello che sembra rappresentato, fra 2 torri, nel pittogramma delle 3 lettere-radice del Nome di Vehuel (il primo dei Principati). E aggiunge che i Principati, appunto, 
sono gli Angeli della Bellezza: Dante, nel pieno rispetto della Qabbalah, li colloca nel terzo cielo del Paradiso, quello di Venere. La bellezza è quel qualcosa che si coglie nelle forme, ma che supera le forme stesse: e tutti i loro protetti sembrano appunto porsi, sul piano esistenziale, come "in alto" rispetto agli altri, in quanto cercano in se stessi una forma di identità più alta, più grande del semplice «io». Se per moltissimi che si accontentano di appartenere a un qualche «noi» (nazione, squadra, azienda, famiglia, religione, razza) l’«io» non è ancora nemmeno considerato, e per molti altri ancora l’«io» è un punto di arrivo (già riuscire a essere se stessi è una grande conquista), per i nati sotto questi angeli l’io è addirittura una porta (la Hé!), l’inizio di una via, oltre la quale sono impazienti di avventurarsi. Perciò il «noi» può annoiarli e opprimerli, così come fermarsi alla semplice accettazione e soddisfazione dell’«io». 
Il nome di Hahasiah significa “Dio occulto"
Il dono dispensato da Hahasiah è la PANACEA, o la PIETRA FILOSOFALE.
Dice Haziel che questo angelo incita la persona a esteriorizzarsi esprimendo, come fossero i propri, i valori che egli vi infonde: pace, armonia, spirito conviviale, unione benevola fra tutti, garbo e fratellanza a livello universale. Ed ecco così il desiderio di compiere gesti edificanti e nobili, l'aspirazione a comportarsi in modo sublime, suscettibile di procacciare ammirazione; spesso il suo protetto è dunque una persona difficile da superare, soprattutto nei principi. L'Amore sarà posto al servizio del Disegno Divino nella sua fase di esteriorizzazione, il soggetto si sentirà totalmente identificato con la propria Missione. Le gravi difficoltà che si possono incontrare nella vita, però, o le aspirazioni della personalità superficiale verso valori materiali potranno causare conflitti interiori, causando così l'ingresso dell'Angelo contrario a Hahashiyah (Gilarion), il quale incoraggia il rancore. Tuttavia la ribellione rancorosa, che a sua volta imprigiona, potrà non aver seguito grazie all'intervento di questo angelo, che fa dono della sottomissione al proprio Sè superiore, e dunque della forza necessaria per affrontare, senza perdersi, la vita con tutti i suoi inganni e le sue difficoltà: Hahashiyah impone il rispetto della vera autorità, sicché la biblica espressione della Preghiera al Padre 'sia fatta la Tua Volontà' acquisterà pienamente il suo significato. La persona sarà impegnata in missioni imperniate sull'Amore; per sua Virtù l'Amore verrà interiorizzato, facendolo affluire dalle energie dispensate da questo angelo, e poi riversato sul mondo. Si dice dunque che questo angelo è portatore principalmente di bontà infinita. Secondo il testo tradizionale fa scoprire i misteri del Bene e della natura guidando verso la Pietra Filosofale, cioè il valore inestimabile (panacea) che scaturisce dalla profonda saggezza. Sul piano scientifico Hahashiyah esercita la sua influenza sulle attività quali la chimica, la fisica e la medicina, promuovendo le scoperte che possono alleviare le sofferenze degli esseri umani. Molti dei suoi protetti, in virtù di meriti acquisiti nelle loro vite precedenti, potranno giungere a possedere un sapere enorme, impressionante, non frutto (solo) di esperienza o di studi, ma infuso direttamente dall'Angelo. Una tale persona potrà chiedere e ottenere anche poteri per guarire se stessa e gli altri; potrà restituire salute fisica e spirituale rendendo provvidenziale la propria opera.
Sappiamo che secondo la Kabbalah tre versetti dell'Esodo (ciascuno composto da 72 lettere), celano il codice dei 72 Nomi di Dio; e precisamente i versetti 19, 20 e 21 del capitolo 14. Riguardo alle origini delle lettere nel trigramma-radice di questo Nome, daleth-nun-yod, la prima lettera Hé (finestra) proviene da: "Anche la colonna di nube si mosse e dal davanti passò indietro" (Esodo, 14, 19).  La Hét (barriera) viene da (Esodo, 14, 20): "venendosi a trovare fra l'accampamento degli Egiziani e quello di Israele"; mentre la Shin (dente) proviene da (Esodo 14, 21): "e l'Eterno, durante tutta la notte, ritirò (prosciugò) il mare con forte vento da Oriente". Il rebus formato da queste 3 lettere, in relazione alla loro origine, dà l'immagine della concordia sociale e suggerisce l'idea che questa Energia aiuti a trovare, e a prendere, il buono che esiste in ogni cosa, anche in quelle dove è più difficile vederlo. La sua grazia concede dunque, anche nelle condizioni più difficili, la capacità di vivere (interpr. Muller-Baudat).
Hahasiah secondo Sibaldi
Sibaldi vede, nella radice he-heth-shin del Nome il concetto: "La mia energia lavora per la conoscenza" e collega questo angelo a Wewuhe’el (o Vehuel), o almeno ai suoi lati "sprezzanti". Come Vehuel, dice, anche gli Hahashiyah amano la solitudine e la contemplazione, e scuotono tristemente il capo guardando la società dall’alto della loro invisibile torre interiore. Sanno che molto difficilmente l’umanità migliorerà; sospirano pensando a come le immense e luminose doti dei bambini siano quasi sempre destinate a scomparire con l’età adulta, perché il mondo è troppo guasto per apprezzarle e farle fiorire - e a questo gli Hahashiyah non hanno alcuna intenzione di rassegnarsi: lo prendono piuttosto come una sfida ai loro ideali di bellezza e di verità, e lottano per destare ciò che di meglio vi è nei loro simili. Però, non lo fanno da vincitori, nel senso in cui il mondo intende di solito questa parola: non arriva mai, per loro, il momento in cui sentono di aver adempiuto al loro compito e di potersi concedere una felice ricompensa. Non lo desiderano nemmeno; è come se il loro animo guardasse sempre oltre: la tensione, la voglia e la fatica di raggiungere mete sempre più alte e grandi valgono, per loro, infinitamente più di qualsiasi soddisfazione o applauso. È la loro tenace Energia Yod ad animarli in tal modo: sono medici all’opera per guarire il destino di tutta la loro epoca – e perdere tempo a rallegrarsi per qualche successo inevitabilmente momentaneo va contro i loro solidissimi principi. Ciò ha talvolta l’effetto di renderli antipatici a molti, e in particolar modo a chi lavora con loro o per loro. Corrono il rischio di apparire troppo ambiziosi ed esigenti, intolleranti, maniacali anche; accade che li si veda come veri e propri esaltati e che si parli di loro in termini orribili. Ma è bene che gli Hahashiyah non ci facciano caso: si infurierebbero davvero, se no, vedendo tanto fraintesa la loro dedizione agli ideali; e il loro amore per l’umanità potrebbe trasformarsi in odio e in depressione. È quel che avvenne, per esempio, al Hahashiyah Walt Disney, che – pochi anni dopo avere inventato Topolino e Paperino per la gioia dei bambini di tutto il mondo – in qualche suo accesso di tristezza si vendicò dell’incomprensione di alcuni collaboratori licenziandoli brutalmente, e denunciandoli, pare, all’FBI come pericolosi estremisti di sinistra. Gli Hahashiyah imperturbabili, solitari, appassionati, sono bensì individui meravigliosi. Sono capaci di guardare sempre oltre in molti sensi. Sanno per esempio scorgere negli altri qualità che chiunque ignorerebbe, e sanno destarle, anche, come il Principe Azzurro desta Biancaneve: così l’Hahashiyah Joseph Conrad costruì uno dei suoi personaggi più celebri, Lord Jim, mostrando come un vigliacco possa scoprire in se stesso una vocazione di eroe. Sanno anche intravvedere nel futuro possibilità inaudite, come se davvero scrutassero lontano da una torre; e riescono perciò a sperimentare, osare, realizzare quelli che a tutti sarebbero sembrati sogni impossibili: si pensi ai capolavori dell’Hahashiyah Bernini o, di nuovo, al motto prediletto di Disney: «If you can dream it, you can do it!» E soprattutto non temono di esplorare remote e strane regioni spirituali: hanno per loro natura quel dono che i religiosi chiamano «rivelazione»: quando sono all’opera, cioè, quando creano o quando insegnano (sono infatti anche ottimi insegnanti), capita spesso che si accorgano, improvvisamente, di sapere e di aver detto qualcosa di molto importante, che non avevano mai imparato e a cui non avevano mai nemmeno pensato prima. Se non si lasciano intimidire da questi prodigi, possono sviluppare un talento di occultisti o di mistici: devono soltanto affinare il loro bisogno di conoscenza – raffigurato nella lettera shin, nel Nome del loro Angelo – e abituarsi a quella sensazione che ne proviene, simile a un vento forte che rende nitida l’aria, e spingere avanti la loro immaginazione. Sveleranno misteri, che li guideranno alla scoperta di misteri ancora più grandi, e poi di altri ancora. Poco importa se, in questo, la maggioranza degli uomini non sarà in grado di seguirli: gli Hahashiyah riusciranno sempre a trarre, dalle loro scoperte esoteriche, vigore e contenuti per le loro realizzazioni concrete, quale che sia il campo che si sono scelti, e se la gente non capirà molto di ciò che hanno conosciuto, sentirà tuttavia aumentare sempre di più il loro fascino. Così avvenne, tra gli altri, al Hahashiyah Rainer Maria Rilke, forse il meno letto tra i grandi poeti del Novecento, eppure uno dei più amati, avvolto come da un’aura di santità di una qualche religione non ancora nata. Viceversa, gli Hahashiyah mostrano purtroppo una scarsa disposizione alla conoscenza di se stessi, e soprattutto dei loro lati più quotidianamente umani. Sono talmente presi dai loro scopi superiori, da dimenticare volentieri i propri bisogni. Ma attenzione: i bisogni che decidiamo di ignorare si vendicano sempre di noi, degenerando dispettosamente. Può avvenire perciò che un Hahashiyah, dopo aver trascurato troppo a lungo le esigenze del proprio corpo, ceda a una qualche forma di bulimia, o all’alcolismo, o precipiti in un esaurimento che richieda lunghe cure. O che, dopo essersi imposto una solitudine troppo rigorosa, decida di uscirne proprio al momento sbagliato, scambiando per amici persone che non sono affatto tali; fidandosi magari di ciò che una qualche setta o gruppo dice, invece di tenere in debita considerazione anche quello che quella setta o quel gruppo fa ed è. Le delusioni cocenti che ne ricevono li spingeranno allora verso una solitudine ancor più dura, verso ideali personali ancor più esclusivi, fino a un’ulteriore, inevitabile ricaduta in qualche analogo errore, e così via ciclicamente. Ma se vi capiterà di trovarvi in questo labirinto, cari Hahasiah, non arrendetevi: guardate alla vostra energia più profonda e chedetele aiuto: vi risponderà.
Qualità di Hahasiah e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità che sviluppa Hahasiah sono saggezza e amore per il prossimo; concede comprensione del principio di causa e d'effetto che permette di guarire, amore radioso, tolleranza e fiducia. Dispensa animo nobile ed elevato verso le cose dello Spirito; vocazione per la medicina e la ricerca scientifica. Dona protezione dai bugiardi. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Gilarion e rappresenta il materialismo eccessivo. Causa confusione, mancanza di discernimento, presunzione, certezze eccessive o dubbio, disillusione, mancanza di fiducia, gelosia, rancori. Ispira i ciarlatani e tutti coloro che ingannano il prossimo promettendo cose assurde e incredibili. 
Meditazione associata al Nome: nessuna colpa 
La meditazione associata a Hahasiah si chiama "nessuna colpa". Secondo la kabbalah non esistono fatti senza senso, dunque nemmeno vincitori o "vittime" a causa dei capricci di un fato insensato. E' per noi incomprensibile l'esistenza del male, ma secondo la visione di insieme che non riusciamo ad avere anche ogni male che si verifica è un atto necessario, in un'infinita rete di correlazioni di cui vediamo solo un'infinitesima parte, e rappresenta un'esperienza volta a condurre fuori da un labirinto. Anche ogni nostro atto contro gli altri, al di là delle nostre intenzioni, deve avvenire e ha uno scopo. Tuttavia deve essere nostro intendimento e capacità non causare mai dolore a nessuno. Se ci è capitato, e ne siamo pentiti, la sofferenza che proviamo per averlo fatto deve liberarci e non imprigionarci, dobbiamo divenire coscienti che il nostro pentimento ci restituisce la condizione spirituale precedente a ogni trasgressione. Meditazione • Ora, concentrando la tua visione sulle lettere ebraiche della radice del Nome, senza pensare ad altro, respira e, lasciandoti permeare profondamente e a lungo dal suo significato, pronuncia questa intenzione: per l'enegia di questo Nome chiedo alla Luce di scaricare tutti i miei difetti. La forza chiamata "pentimento" emenda i miei pesi spirituali e indebolisce nella mia natura ogni lato oscuro.
Esortazione angelica
Hahasiah esorta a trovare in se stessi la bontà e la fiducia per metterla in pratica, senza mai arrendersi a sconforto e recriminazioni. Invita a cercare sempre connessione con la sua energia per attingere le grandissime risorse che sempre esistono in noi, anche quando ci appaiono esaurite.
Giorni e orari di Hahasiah
Se sei nato nei suoi giorni di reggenza Hahasiah è sempre in ascolto per te; ma in particolare le sue energie si schiudono nelle date del tuo compleanno e negli altri 5 giorni che ti sono dati dal calcolo della Tradizione. Suoi giorni di reggenza sono anche: 27 febbraio, 11 maggio, 25 luglio, 7 ottobre, 18 dicembre; ed egli governa ogni giorno, come "angelo della missione", le energie dalle h.16.40 alle 17.00. Assiste perciò, in particolare, anche i nati in questi giorni e in questo orario, in qualunque data di nascita, ed è questo l'orario migliore in cui tutti lo possono invocare. La preghiera tradizionale rivolta a Hahasiah è il 31° versetto del Salmo 103: Sit gloria Domini in saeculum; laetetur Dominus in operibus suis (La gloria del Signore sia per sempre; gioisca il Signore nelle sue opere).
Corrispondenze con le simbologie degli Arcani maggiori
A ciascuna delle 22 lettere ebraiche sono associati dei numeri, dunque ad esse possono venire associate anche corrispondenze con le relative simbologie dei 22 Arcani maggiori dei Tarocchi; questo può essere interessante per chi desidera interrogare questi simboli sul piano dell'introspezione psicologica. In questo caso la radice he-heth-shin risponde alla configurazione: "il Papa - la Giustizia - il Mondo", da cui la riflessione interiore suggerita dalle domande rivolte da questi arcani. Chiede il Papa (il mediatore, il ponte, l’ideale): che cosa comunico agli altri e con quali mezzi? ho un ideale? chiede la Giustizia (l'equilibrio, la perfezione): cosa devo riequilibrare o armonizzare? da quale cosa inutile devo liberarmi? qual è la mia idea di perfezione? come mi comporto rispetto alla maternità?  chiede il Mondo (la realizzazione totale): qual è il risultato delle mie azioni? dove mi condurrà tutto questo? qual è la mia realizzazione? cosa mi sta impigionando in questo momento? quali sono la mia realizzazione mentale, il mio genio? quali sono la mia realizzazione emozionale, la mia santità? quali sono la mia realizzazione creativa, il mio eroismo? qual è la mia realizzazione materiale, in cosa primeggio?
CORI DI APPARTENENZA E ARCANGELI DI INFLUENZA
Rimando infine al Coro e alle energie arcangeliche che dispensano influenze ai nati fra il 3 e il 7 dicembre. L'angelo Hahasiah appartiene al Coro degli Angeli Principati guidato dall'Arcangelo Haniel. Il segno del sagittario cade sotto il gioioso Arcangelo Hesediel, mentre la decade che qui interessa (3-12 dicembre) è sotto l'Arcangelo Raffaele. Con questi link vi reinvio a tali entità angeliche: i nati in questi giorni sono invitati a consultarle, insieme a quella del loro Angelo Custode Hahasiah. Infatti anche le energie di questi Arcangeli sono al loro fianco. Infine bisogna ricordare che una specifica influenza sulla persona è esercitata anche dall'Angelo che aveva reggenza nell'orario della nascita. 
Cambiando argomento
Cambiando argomento, ma non troppo, i "santi laici" di questi giorni sono Giuseppe Puntarello; Andrea Lombardini, carabiniere; e Marino Romiti, poliziotto.